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Giorno 6: Accoglienza in famiglia e pastorale giovanile

Ci sono giornate che si raccontano con i grandi numeri e le storie forti, e giornate che invece si raccontano con una parola sola. Oggi quella parola è accoglienza — e vale la pena scriverla con la maiuscola.

Una notte in famiglia

Questa notte l’abbiamo vissuta in un modo che difficilmente dimenticheremo: divisi in piccoli gruppi, ospitati direttamente nelle case delle famiglie del posto. Non un semplice pernottamento organizzato, ma qualcosa di più: la possibilità di entrare, anche solo per una notte, nella quotidianità di chi vive qui — condividere una casa, una tavola, dei gesti semplici che raccontano più di tante parole cosa significhi davvero fare comunità.

Il tempo dei giovani

La mattina è stata dedicata a un altro incontro importante: i giovani della pastorale giovanile locale, il gruppo San Giovanni Paolo II. Con loro abbiamo fatto un momento di catechesi, ma soprattutto abbiamo fatto qualcosa che vale più di ogni contenuto preparato in anticipo: abbiamo parlato, abbiamo ascoltato, ci siamo lasciati conoscere e abbiamo conosciuto loro. È in questo tempo dedicato, senza fretta, che nascono le relazioni vere — quelle che restano anche dopo che il viaggio sarà finito. Abbiamo chiuso questo momento pranzando tutti insieme, come una festa semplice ma sentita.

Verso Formosa do Rio Preto

Nel primo pomeriggio siamo risaliti sul pullman, direzione Formosa do Rio Preto: la città che ci ha accolti e ci ospiterà anche questa notte. Anche qui, come nei giorni scorsi, la giornata si è chiusa con la celebrazione della messa e con la cena — due momenti che, di tappa in tappa, stanno diventando il ritmo naturale di questo viaggio.

Non tutte le giornate hanno bisogno di grandi eventi per lasciare il segno. A volte basta una notte in casa d’altri, e una mattina passata ad ascoltare. Ci vediamo domani, con un nuovo racconto.

Giorno 5: Una comunità semplice, ma non povera

Ci sono frasi che restano più di qualsiasi immagine. Oggi ce n’è stata una, detta quasi di passaggio, che ha finito per diventare la chiave di lettura di tutta la giornata.

Un pallone, una grande famiglia

La giornata è iniziata con i bambini e i giovani del posto. Abbiamo giocato a calcio — un gioco semplicissimo, lo stesso ovunque nel mondo — e in quel gioco abbiamo ritrovato qualcosa che va oltre lo sport: momenti unici, sorrisi veri, la sensazione precisa di essere accolti in una grande famiglia, anche se la comunità che ci ospita è piccola.

È proprio qui che suor Miria, suora brasiliana che da quattro anni vive a Roma e oggi fa parte della comunità di San José a Mansidão, ci ha lasciato la frase che ci portiamo a casa: essere una comunità semplice, ma ricca. Semplice, ma non povera. Perché se una comunità è unita, per quanto piccola, è ricca dei fratelli e delle sorelle su cui può contare ogni giorno, nelle difficoltà come nella gioia.

I semi di Don José e Don Gianni

Nel pomeriggio siamo arrivati a Santa Rita de Cássia, dove abbiamo incontrato i protagonisti di storie che affondano le radici in anni di presenza e di lavoro silenzioso: quello di Don José e Don Gianni. Semi piantati tempo fa, che oggi sono diventati alberi.

Uno di questi frutti è il sindacato degli agricoltori, nato per aiutare le famiglie contadine a conoscere i propri diritti e a costruirsi un’autonomia che prima non avevano. Un altro è la comunità di Cointra, che abbiamo potuto visitare: qui, grazie proprio al lavoro del sindacato, i contadini sono riusciti ad appropriarsi delle terre che coltivavano da generazioni. E in mezzo a questa storia, un dettaglio che ci ha toccati particolarmente da vicino: a Cointra è stata costruita anche una chiesa, grazie ai fondi che negli anni sono arrivati proprio dalla nostra diocesi di Ivrea, con l’aiuto di Don Matteo Sumà, tuttora presbitero della nostra diocesi. Vedere con i propri occhi dove arriva, concretamente, il sostegno di chi è rimasto a casa, è stata una delle emozioni più forti di questo viaggio.

Uniti nella fede

La giornata si è chiusa di nuovo a Santa Rita de Cássia, con la messa presieduta dal nostro vescovo. In questi giorni la messa sta diventando per noi uno strumento sempre più importante: nonostante le differenze culturali e la difficoltà della lingua, in quel momento tutto si azzera. Siamo, semplicemente, uniti nella fede.

Una comunità semplice, ma non povera: forse è proprio questa la frase che ci accompagnerà per il resto del viaggio. Restate con noi: ci sono ancora tante storie da raccontare.

Giorno 4. Un asilo e una donna che ha lasciato tutto per i più bisognosi… oggi a Mansidão e Aroeiras

Ci sono giornate che si misurano in chilometri, e giornate che si misurano in volti incontrati. Oggi, a Mansidão, è stata decisamente la seconda: una giornata piena di comunità diverse, ognuna con una storia da raccontare, e noi nel mezzo, ad ascoltare.

Un nome che diventa un asilo

La prima tappa è stata l’asilo Laura Pasqua. Il nome non è casuale: è dedicato a una giovane di San Giorgio, che ha perso la vita quando era ancora bambina. Da quel nome, trent’anni fa, è nato un progetto che oggi accoglie decine di bambini. Abbiamo passato del tempo con loro, con le maestre e con le famiglie che portano avanti questa realtà giorno dopo giorno — e con tutti coloro che, in questi trent’anni, hanno scelto di sostenerla.

La storia di Zefa

Nel pomeriggio ci siamo spostati nella comunità di Aroeiras, dove abbiamo conosciuto una figura che difficilmente dimenticheremo: Zefa. Una donna che da più di quarant’anni ha scelto di dedicare la propria vita al sociale, proprio lì, ad Aroeiras. Prima di questa scelta, Zefa aveva un lavoro nel Ministero a Brasília — una posizione che molti non lascerebbero mai. Lei lo ha fatto, per stare vicino alla gente della sua comunità. Da allora porta avanti numerosi progetti, tra cui la costruzione di 43 case popolari destinate alle famiglie più povere della zona. Ascoltarla raccontare quarant’anni di scelte così coerenti è stato uno dei momenti più forti di questo viaggio.

Una giornata che si chiude in comunità

In serata ci siamo presi un momento tutto per il gruppo, insieme al nostro vescovo: un’occasione per condividere pensieri e riflessioni su come stiamo vivendo, dentro, queste giornate così dense. Poco dopo abbiamo celebrato la messa con la comunità di Mansidão, e la giornata si è chiusa a cena, ospiti del Sindaco della città — un ulteriore segno di come, in questi luoghi, l’accoglienza non conosca davvero confini.

Giorno 3: Un pullman, due storie, un’unica missione

Ci sono giornate di missione fatte di tappe e visite, e giornate fatte soprattutto di ascolto. Oggi è stata una di queste. Siamo partiti presto, diretti da Salvador verso Barra, e abbiamo deciso di usare le ore di pullman per fare qualcosa che finora non avevamo fatto: dare la parola ai nostri compagni di viaggio, per capire come stanno vivendo, dentro, questi giorni.

L’accoglienza che resta

Il primo a raccontarsi è stato Dario. Alla domanda su cosa si porterà a casa da questi primi giorni, la risposta è arrivata quasi immediata: l’accoglienza. In particolare quella riservata dalla comunità di San Cristoforo la sera prima — una comunità che, nonostante la povertà del quartiere in cui vive, si è mobilitata per accoglierci con una gioia grande, autentica, che Dario descrive come vissuta “nel segno del Signore”. Non un’accoglienza di facciata, insomma, ma qualcosa che nasce da poco e si dona con tutto quello che si ha.

Più di quanto mi aspettassi

Poi è stato il turno di Chiara, arrivata da San Giusto. Le abbiamo chiesto se il viaggio stia rispettando le sue aspettative, e cosa si aspetti dai prossimi giorni. La sua risposta racconta bene cosa significhi lasciarsi sorprendere: sapeva, prima di partire, che il modo di accogliere le persone qui sarebbe stato diverso dal nostro. Se lo aspettava, in un certo senso. Quello che non si aspettava era l’intensità — tanto calore, tanta gioia negli occhi di chi si incontra, più di quanto avesse immaginato. Per i prossimi giorni, il suo desiderio è semplice e allo stesso tempo grande: entrare in confidenza, conoscere davvero le persone che ancora incontrerà lungo il cammino.

Due voci, un filo comune

Ascoltando Dario e Chiara, viene naturale notare un filo che lega le loro parole: la sorpresa di trovare, in un contesto di povertà materiale, una ricchezza di gioia e di accoglienza che va oltre ogni previsione. È forse questo, più di ogni tappa turistica, il cuore di quello che stiamo vivendo qui a Bahia — e ci sembra giusto lasciare che siano le voci di chi lo sta vivendo, come Dario e Chiara, a raccontarlo meglio di quanto potremmo fare noi.

Il viaggio verso Barra continua, e con esso le storie da raccontare.

GIORNO 2. A Salvador de Bahia, tra fede, storia e festa

C’è un ritmo, in questi giorni di missione, che si sta facendo riconoscibile: si comincia sempre in silenzio, con la preghiera, e si finisce sempre in festa, tra volti nuovi diventati in poche ore quasi familiari. Anche oggi è andata così.

Una lezione capovolta

La giornata è iniziata con le lodi, e con una riflessione del nostro vescovo Daniele che ci portiamo dietro da stamattina. Siamo abituati a pensare che sia la Scrittura ad aiutarci a leggere la realtà che viviamo. Ma è vero anche il contrario, ci ha ricordato: è la realtà di ogni giorno ad aiutarci, spesso, a interpretare correttamente la Scrittura. Qui a Bahia lo abbiamo capito in modo molto concreto: il Vangelo che ci parla di un Dio che si fa carne non è un’immagine astratta, è qualcosa che possiamo vedere accadere anche in questa terra, in questi volti, in questa gente.

Tra fari, scogli e case colorate

Dopo la riflessione del mattino, ci siamo concessi qualche ora da semplici visitatori. Prima tappa il faro che per secoli ha guidato le navi lontano dagli scogli nascosti sotto le acque insidiose dell’oceano — un punto fermo silenzioso, non troppo diverso, a pensarci, dal ruolo che la fede gioca in questi giorni per noi.

Da lì siamo scesi verso il centro della città, dove le case colorate si alternano a banchi pieni di cibo di strada dai profumi intensi. In mezzo a questo intreccio di colori e sapori, si apre come un gioiello la Cattedrale della Trasfigurazione del Signore, nel cuore del Pelourinho — il quartiere del mercato, oggi patrimonio storico della città.

Una sera da non dimenticare

Ma la parte più intensa della giornata ci aspettava la sera, nella parrocchia di San Cristoforo. Abbiamo celebrato la messa insieme al vescovo Daniele, a Don Davide, Don Gianni, Don Joao e al diacono Simone: una celebrazione che ha riunito il nostro gruppo e la comunità locale in un unico momento di preghiera condivisa.

Dopo la messa, la comunità ci ha accolti per una cena ricchissima di piatti tipici locali. E da lì la serata si è trasformata: abbiamo ballato, cantato, chiacchierato con chi ci ospitava, lasciando che la festa dicesse quello che le parole, tra lingue diverse, a volte non riescono a dire fino in fondo.


GIORNO 1. Atterraggio a Salvador de Bahia.

Ci sono partenze che iniziano con una preghiera, prima ancora che con una valigia. La nostra è cominciata così: una messa di mezzanotte nella chiesa di San Giovanni dei Boschi, e poi il buio della notte a scandire un viaggio lunghissimo — un pullman verso Malpensa, un volo fino a Parigi, e infine undici ore d’aria per arrivare qui, dall’altra parte del mondo. Oggi siamo a Salvador de Bahia. Prima di raccontarvi cosa abbiamo trovato ad aspettarci, però, una cosa va detta subito: grazie. A chi ci segue da mesi, a chi ci ha sostenuto in questi mesi di preparazione. Se siamo qui oggi, lo dobbiamo anche a voi.

Un viaggio nella notte

Partire di notte ha un suo significato, quasi simbolico: si lascia un luogo mentre tutti dormono, per ritrovarsi al risveglio in un altro mondo. Tra la messa di mezzanotte, gli scali e le ore di attesa, il tragitto fino a Salvador de Bahia è stato un piccolo pellegrinaggio nel pellegrinaggio — la parte silenziosa e faticosa che raramente si racconta, ma che prepara il cuore a quello che verrà.

Ad aspettarci, la pioggia

Ad accoglierci in aeroporto c’erano il Diacono Danilo Grindatto e Patrizia, che in questi giorni ci ospiteranno e ci faranno da guida. E con loro, una sorpresa che non ci aspettavamo: la pioggia. Un dettaglio che può sembrare banale, ma che per noi non lo è affatto — in Canavese non la vediamo cadere da mesi. Vederla scendere qui, sotto nuvole enormi e basse, è stato quasi un benvenuto in sé.

Un crocifisso, una missione

Al collo portiamo tutti lo stesso segno: un crocifisso, semplice, che ci accompagna in ogni tappa di questo viaggio. Non è un dettaglio, né un’abitudine: è la bussola silenziosa di questa missione, il punto fermo a cui torniamo ogni volta che il viaggio si fa lungo o le distanze sembrano troppe.

L’abbraccio di San Cristobal

Ma il momento che più ci ha commossi è arrivato appena usciti dall’aeroporto: ad attenderci c’erano anche Padre Cristoforo e un gruppo di giovani della parrocchia di San Cristobal. Un’accoglienza calorosa, fatta di sorrisi e abbracci, che ha trasformato in un istante la stanchezza del viaggio in gioia pura. È stato il segno più chiaro che, per quanto la distanza sia grande, qui ci aspettava già una famiglia.

XLI Convegno Nazionale. La fragilità preziosa. Abitare il limite in un mondo che insegue la perfezione. 5-8 ottobre 2026

In una società che viaggia a passo spedito verso il mito della performance, dell’efficienza a tutti i costi e di una perfezione spesso artificiale, dove c’è spazio per la vulnerabilità?

L’Associazione Italiana di Pastorale della Salute (AIPAS) invita operatori, professionisti sanitari, collaboratori pastorali, ministri della Comunione, volontari e tutti coloro che hanno a cuore il mondo della cura, al XLI Convegno Nazionale, che si terrà ad Assisi dal 5 all’8 ottobre 2026.

Il titolo di quest’anno “La fragilità preziosa. Abitare il limite in un mondo che insegue la perfezione ” vuole essere una provocazione e, al tempo stesso, un manifesto di speranza. Non si tratta di rassegnarsi alla debolezza, ma di imparare ad abitare il limite custodendolo come un luogo di verità e di autentico incontro con l’altro e con Dio. Ispirandosi alla celebre espressione di San Paolo “Quando sono debole, è allora che sono forte” ( 2 Corinzi 12,10 ), ci si confronterà su come trasformare la vulnerabilità da “scarto” a “risorsa Pastorale, relazionale e terapeutica “. Assisi, terra di San Francesco, farà da sfondo ideale per riscoprire la bellezza della cura impressa nelle nostre ferite. È disponibile sul sito ( aipasalute.it) il programma dettagliato con le modalità di iscrizione e i relatori che accompagneranno in questo cammino.


Serata per il Brasile. Testimonianze della missione – 18 luglio

L’Ufficio per la Pastorale Giovanile e Vocazionale invita alla “Serata per il Brasile: testimonianze della missione” che si svolgerà sabato 18 luglio 2026 ore 19.00 presso l’Oratorio del Sacro Cuore (canton Maridon, 11 Ivrea).

Durante il corso della serata verranno raccolte offerte per aiutare i giovani che ad agosto partiranno per il Brasile.

Per adesioni contattare Francesca 3381883097.


Giovani e ricerca di senso oltre le appartenenze tradizionali

Seminario regionale sull’ecumenismo e il dialogo interreligioso alla Fraternità CISV di Albiano Sabato 30 maggio 2026, la Fraternità CISV di Albiano d’Ivrea ospiterà il seminario di formazione promosso dalla Commissione regionale per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso, dedicato al tema: “Giovani e ricerca di senso oltre le appartenenze tradizionali.”

L’incontro, rivolto alle commissioni diocesane impegnate nel dialogo ecumenico e interreligioso, ma aperto a quanti sono interessati al tema, vedrà la partecipazione di Paola Bignardi, pedagogista e pubblicista, già presidente nazionale dell’Azione Cattolica Italiana e oggi coordinatrice dell’Osservatorio Giovani dell’Istituto di Studi Superiori Giuseppe Toniolo. La sua riflessione
offrirà spunti preziosi per comprendere come le nuove generazioni vivano la dimensione spirituale e la ricerca di significato in un tempo di trasformazioni culturali e religiose.

La giornata si aprirà alle 9.30 con il caffè di benvenuto, seguito dalla preghiera proposta dalla Fraternità e dall’introduzione del vescovo Daniele e del vescovo di Pinerolo Derio, delegato CEP per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso. Alle 10.30 è prevista la relazione di Paola Bignardi e il successivo dialogo con i partecipanti. Dopo gli aggiornamenti su ecumenismo e dialogo interreligioso in regione, a cura di fratel Guido Dotti di Bose (ore 12.15), il programma si concluderà con il pranzo comunitario e la visita guidata al castello vescovile di Albiano, sede
dell’incontro.

L’iniziativa si inserisce nel percorso di formazione e confronto che la Commissione regionale promuove per favorire una pastorale del dialogo capace di ascoltare le domande di senso dei giovani e di costruire ponti tra le diverse tradizioni di fede.

Per informazioni sulla giornata e prenotazioni del pranzo (entro il 26-05) è possibile contattare fratel Guido Dotti (ecumenismoedialogo@diocesi.biella.it) o la Fraternità CISV (cisvfraternita.albiano@gmail.com – tel. e WhatsApp 3471307197).

La Fraternità CISV