Author: sEEd_aDm_wP

Auguri Natale 2016

Carissimi amici e collaboratori del Centro Missionario, il Natale ci riporta vicino a Gesù e in questi giorni nel presepio si nota un via vai molto simile al movimento di gente che attraversa le missioni che amiamo e conosciamo. Uomini e donne, bambini e ragazzi, giovani in cammino, portando zaini, cestini di frutta, uova, formaggi. Il racconto di Natale mantiene la realtà descritta nei Vangeli e crea una situazione magica e fiabesca. Lontanissima e innocua. Sappiamo che per qualche giorno questo quadro poetico viene tollerato, quando non addirittura sollecitato… ma la realtà preme e chiede spiegazioni. I drammi, le violenze, le aggressioni sono parte del mondo e invadono spazi, territori, case, piazze… la speranza delle persone normali come noi è che ci sia ogni tanto una tregua in questa guerra a puntate. Il Vangelo invece parla sempre di pace: non si tratta di tregua passeggera, ma di un atteggiamento fondato nel profondo dell’essere umano e divino. Certezza di una fede che vince il mondo. Ci auguriamo che il Natale riaccenda di nuovo i motivi che ispirano la ricerca della pace. Come dono condiviso, costante, continuato. Come un canto che risuona nella mente e nel cuore: indimenticabile. Preghiamo per saper ricevere pace soprattutto là dove le mani sono ferite e impoverite; chiediamo di apprezzare le tregue, ma di non abbandonare il desiderio di pace che ci viene donato insieme al Regno di Dio, alle beatitudini e agli aghi di pino, ai silenzi dei boschi e alla neve che imbianca le terre e promette raccolti nuovi e abbondanti.

Auguri di pace in questo Natale.

Il Centro missionario


Quaresima di Fraternita 1

Maimelane: dove lo spirito missionario soffia ancora…

L’umile terra che calpestiamo ha un colore rosso. Terra africana e mozambicana, che va bene per fare mattoni. Si tratta di una terra che se lavorata diventa dopo un po’ capace di produrre con abbondanza prodotti alimentari, frutta e ortaggi, cereali agricoli e piante di medio e alto fusto che danno frutti abbondanti e copiosi. Una terra dove scorre latte e miele come direbbe la Bibbia. Il trattore rosso alla missione è pronto per partire. Attende l’arrivo di un autista che lo faccia diventare uno strumento industriale. Per ora non lo è. Ci sono anche prodotti del sottosuolo che vanno cercati scavando gallerie oppure anfratti naturali, alla ricerca di minerali preziosi e costosi. Grandi macchine si avvicinano ai cantieri. In ogni dove, lungo le strade. Cantieri rigorosamente chiusi alle persone non addette. Curiosi no, non li vogliono. Lavoratori specializzati si, possibilmente specializzatisi in scuole mozambicane, sorte da pochissimi anni. Cercano giacimenti di gas che pare in Mozambico siano abbondanti. Vicino a Maimelane dove abbiamo la missione, c’è un impianto industriale di altissima tecnologia che proviene dal Sud Africa. E’ nata una cittadella attorno agli impianti e pompe di grande capacità pompano il Gas in gasdotti sotterranei. Il popolo mozambicano è un popolo buono e se non fosse per la continua tensione di guerra tra le due fazioni storicamente separate che rappresentano il Fronte di Liberazione, tutto sarebbe tranquillo. Di fatto non si percepisce nessuna tensione.

Il lavoro, la scuola, la Chiesa, lo Stato Un pezzo di pane probabilmente si arriva ad averlo con un lavoro rabberciato e indifeso. Lavoro a cottimo, quindi instabile e insicuro. Si cerca lavoro alla missione oppure alla scuola. Le donne si adattano a fare lavori umili. Gli uomini rivendicano un impiego più redditizio. Gli uni e gli altri fanno un buco nell’acqua in una società segnata dall’epocale passaggio dei giovani dalla civiltà rurale a una industriale. L’obbiettivo dei giovani è andare nelle grandi città e lasciare la campagna: come possiamo dar loro torto? Scarsa professionalità nei lavori agricoli e industriali ostacolano la crescita di una società che avrebbe tutto per progredire. I soldi non ci sono. I trasporti in pulman ci sono: piccoli pulmini che caricano persone all’inverosimile, ma sono comunque assai costosi per le tasche di un mozambicano. A poco a poco saranno i manager delle grandi imprese a capire che dovranno formare all’interno delle fabbriche scuole di formazione e di professione. La struttura scolastica del Mozambico sta solo ora muovendo i primi timidi passi. Tuttavia raggiunge una grande quantità di alunni. Percorrono piccole e grandi distanze gli studenti per venire alla scuola. Dalla scuola materna alla scuola primaria e secondaria. Il sistema però non è auto sostenibile: necessita ancora di interventi sussidiari: scuole cattoliche, metodiste, oppure Ong che sostengono con le loro risorse la nascita di nuove scuole professionali. I missionari cattolici appartenenti a congregazioni hanno fatto un lavoro importante per aprire un cammino scolastico in questo paese. Occorre però l’investimento dello Stato. Questo avviene nel momento in cui lo Stato paga gli insegnanti che lavorano nelle strutture diocesane. Avviene spesso.

La Diocesi e la città di Imhabane La Chiesa però non è solo questo: essa forma religiosamente centinaia di catechisti, suore e preti, perché lavorino a servizio del popolo di Dio. La formazione è necessaria perché la competenza è richiesta in ogni ambito dell’educazione cristiana. Anche queste attività formative necessitano di denaro e di disponibilità. Ecco allora le parrocchie e le diocesi investire in corsi prolungati di formazione. Il periodo della formazione catechistica dura un anno e viene svolto in una grande struttura diocesana a Ghiua, ove è sorto il santuario dei martiri di Ghiua (24 catechisti, uccisi durante gli scontri della guerra civile). Ghiua si trova ormai nella periferia di Inhambane, capitale della regione ed anche la sede della Diocesi. Il Vescovo si chiama Monsignor Adriano Langa: è mozambicano e prima di arrivare a Inhambane era vescovo ausiliare di Maputo. Appartiene all’Istituto francescano e alla provincia francescana del Mozambico. Visita continuamente la sua Diocesi, accompagnato dal Vicario parrocchiale e dai suoi collaboratori. La sua maggiore preoccupazione è quella di trovare le risorse umane e finanziarie per arrivare a sostenere la chiesa cattolica in una enorme regione quale è la diocesi di Inhambane.

La Parrocchia e la città di Maimelane Maimelane è a sua volta una delle 22 parrocchie della diocesi di Inhambane. Grande tremila Km quadrati, con una popolazione di 30mila persone. Un solo prete (don Giuseppe Bergesio, del clero diocesano di Ivrea), quattro suore mozambicane, giovani e volenterose, addette alla formazione e al sostegno delle attività pastorali della parrocchia. Poi naturalmente alcuni laici ben formati si impegnano stabilmente per la parrocchia. Occorre evidentemente sostenere le loro attività con uno stipendio, che la parrocchia passa loro ogni fine mese. L’intento è di trasferire il maggior numero di attività nelle mani di persone mozambicane, affinché assumano con competenza le responsabilità dei settori più importanti della parrocchia. Se ci saranno scelte condivise e pedagogicamente oculate, la cosa potrà avvenire nei prossimi anni. Gli ostacoli che si frappongono richiedono ancora un lavoro paziente e prolungato. E’ quello che ci richiedono gli orientamenti dei vescovi africani riuniti nei loro sinodi territoriali. La Chiesa italiana si sente coinvolta in questo affascinante compito di accompagnamento e di innovazione. Chiediamo al Signore che anche lui investa su di noi, laici, seminaristi religiosi e catechisti le sue migliori risorse e che noi sappiamo imitarlo nelle nostre diocesi e comunità. Così saremo al servizio del compito richiesto.

Riflessione personale Mi ha commosso don Giuseppe (Jose’) Bergesio, quando mi ha chiesto una sera a Maimelane, se il suo ritorno nella diocesi di Ivrea, sarebbe stato un impoverimento per la nostra diocesi che vedrebbe chiudersi in questo modo una porta missionaria importante. Lui mi accennava al fatto che il motivo principale della sua partenza per il Mozambico è stato quello di non lasciare spegnere lo slancio missionario diocesano. Prima ancora di fare qualcosa per la chiesa mozambicana, il suo intento è stato ed è, quello di aiutare la nostra diocesi a non chiudere le porte della missione “Ad Gentes”. Non ho trovato subito, lì per lì, le parole per confortare la sua domanda. Forse la mia freddezza lo ha fatto dubitare ancora di più. Dovrò chiedere perdono per questo peccato?

don matteo somà (direttore centro missionario diocesano – ivrea)


Quaresima di Fraternita 2

Misericordia, o Dio! Danilo Grindatto: “Brasile, tra crescita e corruzione”

Dal 2002, anno in cui é stato eletto come presidente Luiz Inacio Lula da Silva, abbiamo visto in Brasile come una rivoluzione pacifica poteva mettere in pratica tutto quello che la Chiesa Cattolica e i movimenti sociali da più di 40 anni predicavano. La grande parte degli emarginati, dei poveri e dei neri avevano finalmente una voce e ridiventavano una presenza, soprattutto attraverso la possibilità di avere finalmente dei diritti: il diritto di studiare, di godere di un accompagnamento medico e medicine alla portata di tutti, il diritto a una casa propria e a un lavoro stabile, il diritto a una vita meno miserabile.

Per il Brasile – conosciuto all’estero come il Paese del calcio, del carnevale perenne, delle grandi differenze sociali – incominciava un’epoca in cui gli è riconosciuto un posto tra le grandi potenze economiche emergenti. Pensate alla felicità della popolazione nel vedere emergere dalle tenebre il proprio Paese, nel quale sino ad allora il valore della vita era banalizzato e il suo prezzo deciso dai pochi che avevano soldi e potere. Fu grande la felicità anche per noi, operatori sociali e evangelizzatori, nel poter spiegare che tutti sono uguali e che si può e si deve vivere una vita meno grama. Quelli del primo mandato di Lula furono quattro anni di crescita, ad onta di una opposizione molto scettica che aspettava il più piccolo scivolone per poter dire: “Visto? I poveri, gli ignoranti, i neri e i nordestini non sanno governare: meglio ritornare sotto il bastone dei pochi ricchi e bianchi….”. Invece, la luce di speranza nel cambiamento diede un’altra vittoria a Lula e altri quattro anni di benessere, nei quali la Chiesa e i movimenti finalmente ebbero un poco di pace e cedettero di potersi riposare dal momento che c’era Lula a pensare a poveri e emarginati… Fu un monumentale errore, che portò alla situazione attuale.

Continuando la nostra piccola storia, nel 2010 Lula non poté essere candidato nuovamente perché la legge elettorale brasiliana permette solo due mandati come presidente. Nella fase di benessere fu eletta la prima donna presidente (Dilma Roussef) e il mandato corse pacifico fino al terzo anno (2013) con un paese che finalmente emergeva come potenza mondiale al fianco della Russia dell’India e della Cina (BRIC), nazioni in via di sviluppo econômico. All’inizio del terzo anno tuttavia ci fu un grande movimento di scontento scatenato dagli esorbitanti costi degli impianti sportivi che accolsero i Mondiali di Calcio (2014) e i prossimi Giochi Olimpici (2016). Il governo di sinistra, diretto e amministrato da un gruppo che soffrì persecuzioni sotto la dittatura militare (negli anni ’70), usò gli stessi sistemi violenti per far tacere il popolo. Noi tutti pensavamo che la corruzione fosse solo un problema di poche persone coinvolte in questo scandalo ma un gruppo di magistrati incominciò a scavare a fondo e scoprì che quanto emerso era solo la punta di un immenso iceberg, fatto di miliardi di dollari rubati al popolo. Rubati al diritto di tutti ad avere un buon sistema sanitario, una educazione di buona qualità, un’assistenza sociale efficace e una sicurezza pubblica capace di proteggere i cittadini. Il grande sogno brasiliano di crescere e di essere finalmente uguali nei diritti e nei doveri di cittadinanza, purtroppo si sfracellò in un mare di corruzione.

La scorsa settimana si é svolta a Barreiras (Bahia), dove io lavoro, l’assemblea diocesana delle componenti pastorali, nella quale si é tracciato il calendario delle attività e delle priorità per il quadriennio 2016/2020; é stata realizzata anche l’apertura della “Campagna di fraternità 2016” per la quale il tema é il trattamento ecologico di tutti i rifiuti, solidi e liquidi. Tema attualissimo dovuto alla proliferazione della zanzara Aedes Aegyti, portatrice delle temibili infezioni Dengue, Zica e Chikungunya (pensate che una stima dell’OMS prevede un milione e mezzo di persone affette solo in Brasile nel 2016). L’assemblea diocesana é stata molto importante, ma una cosa che tutti hanno notato é stato il senso di sfiducia, di scoramento per il futuro, che sembra aleggiare tra la gente. Quello che tutti ci chiediamo é perché gli uomini, che potrebbero e avrebbero la capacità di cambiare in meglio la vita, si ostinino a pensare solo a se stessi, rendendosi schiavi della propria cupidigia per immagazzinare soldi e potere.

In questo anno giubilare della misericordia chiediamo che la misericordia di Dio possa toccare i cuori di questi politici, facendoli smettere di pensare solo a se stessi. Che le nuove leve dei giovani possano eleggere persone oneste e che questo splendido Paese possa ritornare a crescere e si trasformi di nuovo in un luogo dove si vive in armonia e pace. Misericordia, Signore, Misericordia!

Fraternamente, diacono danilo


Quaresima di Fraternita 3

Maria ci guida alla santità “Non perdiamo questo tempo di Quaresima favorevole alla conversione”

IVREA – Ospitiamo questa settimana un contributo di Suor Petra Urietti, missionaria canavesana che i lettori del Risveglio già ben conoscono. Suor Petra appartiene alla Congregazione delle Suore di San Giuseppe, uno dei rami del grande albero che ha avuto inizio in Francia alla metà del 1600. In un tempo in cui la donna consacrata era ritenuta tale dalla Chiesa e dalla società solo in clausura, un gesuita, Jean-Pierre Médaille, ha creduto nella possibilità per la donna di consacrarsi a Dio rimanendo nel mondo e mettendosi al servizio dei più poveri, per aiutare le persone del loro tempo a ritrovare la strada evangelica della comunione e della pace, mediante la testimonianza della loro vita fraterna e delle loro opere. Il loro progetto di vita ebbe inizio il 15 ottobre 1650 a Le Puy-en Velay, in Francia, e Padre Médaille lo chiamò Piccolo Disegno. Sull’esempio della prima comunità se ne sono formate tante altre, tutte animate dallo stesso desiderio di Gesù di costruire relazioni di comunione tra le persone, perché “tutti siano uno”. Oggi le suore di San Giuseppe sono circa 15.000, presenti in tutti i continenti. Esse formano una grande famiglia internazionale, nutrita della stessa linfa delle origini. Anche per il laico del Piccolo Disegno, la cosa fondamentale è vivere il proprio battesimo. Il Piccolo Disegno non lega a nessun ambito di azione, ma spinge ad avere orizzonti vasti, un’anima grande, una sete profonda di abbracciare in tutto e ovunque, ciò che capiremo essere più gradito a Dio, per il bene del “caro prossimo”, ma sempre scegliendo le categorie del piccolo e del semplice.

Carissime Sorelle e carissimi Laici del Piccolo Disegno, un abbraccio a tutti e a ciascuno! La Quaresima quest’anno è iniziata il giorno prima della festa della Madonna di Lourdes: penso sia una vera grazia. Lei, la Madre invocata da tanti malati nel corpo e nello spirito, può essere la “persona più giusta” per accompagnarci in questo cammino di quaranta giorni verso la Santa Pasqua, perché Lei, più di chiunque altro, conosce bene sia la gravità sia il motivo delle nostre paralisi, delle nostre sordità, delle nostre cecità, delle nostre ferite, delle nostre anemie spirituali. A Lei, senza timore o vergogna, possiamo presentare tutte le nostre fragilità o durezze, tutte le nostre rigidità o pigrizie, tutte le nostre lamentele o pretese, tutte le nostre cadute e ricadute: Lei conosce e accoglie sia quelle personali, sia quelle comunitarie o familiari e Lei può aiutarci a guardarle in faccia con coraggio per trovare una via di guarigione.

Lei è la Madre Santa che desidera che i Suoi figli diventino santi! Il Magnificat, che Maria ha cantato dopo un viaggio fatto correndo e prima di cominciare un servizio d’amore nella casa di Sua cugina Elisabetta, può diventare per noi un’ottima guida per un profondo esame di coscienza e per un rilancio sia nel cammino della conversione al grazie sia nel cammino di conversione alla fiducia nella Misericordia di Dio operante nella nostra vita: con Lei, senza false scuse, possiamo rivedere il percorso compiuto su queste due piste e possiamo riappropriarcene con forza per proseguire con entusiasmo sulla via della nostra chiamata. Il Magnificat è un inno che ci deve accompagnare ogni giorno, sette giorni su sette; è un inno di profonda contemplazione e azione e può veramente spalancarci la strada verso la Piscina che sana, rinvigorisce, rinnova: la Piscina del Cuore di Cristo che in ogni Santa Messa si apre per far sgorgare il Sangue Redentore che lava i peccati del mondo, che dona al mondo la Pace.

Chiediamo a Maria, Madre dell’Eucarestia, di essere Lei ad accompagnarci ogni giorno alla Tavola del Pane di Vita: è troppo grande questo Miracolo d’Amore per potervi accedere da soli! In questo anno decennale della nascita dell’Istituto verranno proposti degli incontri di approfondimento del mistero eucaristico: Padre Médaille ha intuito la nostra storia e il nostro mandato contemplando Gesù Eucarestia e quindi sentiamo il bisogno di formarci a questa “scuola” che parte non dall’alto, ma da dentro. A questa “scuola” la nostra fede, la nostra speranza e la nostra carità cresceranno e ci permetteranno di entrare nel vero cammino di dialogo (con Dio, tra noi e con il caro prossimo) per la cura della casa comune, là dove, insieme, consacrate e laici, potremo testimoniare il Vangelo secondo il Piccolo Disegno. Dato che chiunque può contare i semi in una mela, ma nessuno può contare le mele in un seme, con grande zelo, con affettuosa generosità verso la realtà in cui viviamo, cerchiamo di seminare in riva a tutti i ruscelli del nostro quotidiano opere buone (le opere di misericordia): porteranno frutti di bene oltre ogni nostro calcolo nell’esistenza del caro prossimo e nella nostra stessa esistenza. A conclusione del Messaggio per la Quaresima 2016, Papa Francesco scrive: “Non perdiamo questo tempo di Quaresima favorevole alla conversione! Lo chiediamo per l’intercessione materna della Vergine Maria, che per prima, di fronte alla grandezza della misericordia divina a Lei donata gratuitamente (Lc 1,48), ha riconosciuto la propria piccolezza riconoscendosi come l’umile serva del Signore (Lc 1,38)”. Amen! Così sia!

suor petra