Author: admindiocesi

Omelia nella S. Messa di apertura dell’Anno Santo Ivrea, Cattedrale, 29 dicembre 2024

Sia lodato Gesù Cristo!

Grazie, carissimi Fratelli e Sorelle, per la vostra numerosa presenza a questo atto solenne della apertura dell’Anno Santo del Giubileo nella nostra Diocesi, come avviene oggi in tutte le Diocesi del mondo.

  1. Questa S. Messa è iniziata non al termine del nostro cammino dal Tempio dell’Immacolata alla Cattedrale: la celebriamo dentro a questo cammino che è simbolo di ciò che la Chiesa ci chiede nell’Anno Santo, “tempo di rinnovamento della fede e della vita cristiana”, come ha detto il Santo Padre e come ci ha chiesto, nel suo primo saluto alla Diocesi, il nuovo Vescovo che attendiamo con gioia: “Saremo insieme – ha detto – pellegrini nel “tempo propizio” dell’anno giubilare, volendolo vivere non tanto come un evento – pur solenne -, quanto piuttosto come un cammino comunitario che permetta a tutti noi di essere confermati nel primato di Dio… Attingeremo insieme alla misericordia del PadreSeguiremo insieme le tracce di tutti quei testimoni che hanno compreso nella loro carne quanto la fede ricevuta non potesse essere intesa esclusivamente come un bene per se stessi, quanto piuttosto come una luce data “per rischiarare quelli che stanno nelle tenebre e nell’ombra della morte”.

Di un cammino, anche la festa della S. Famiglia di Nazaret ci parla oggi nel Vangelo (Lc. 2,41-52): quello di Maria e di Giuseppe che “si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua”; e del cammino di Gesù che, dodicenne, salì al Tempio con loro, ma al momento della partenza, senza che i suoi se ne accorgessero, decise di fermarsi a Gerusalemme, costringendoli, mentre già stavano tornando a Nazaret, a ripercorrere la strada all’indietro, e ad ascoltare una domanda: “Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?”; una domanda che li introdusse in un nuovo cammino durante il quale “sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore”.

L’Anno Santo, con la sua chiamata ad una conversione non di facciata, ad un cambiamento profondo della vita, ci immette in un cammino che non è di folklore… Il cammino di andata e quello di ritorno di Maria e di Giuseppe ci insegna che è importante salire a Gerusalemme, ma più importante è come dalla Città Santa si riparte… “Carissimi, vedete – abbiamo ascoltato dall’Apostolo (1Gv 3,1-2.21-24) – quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente! Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri, secondo il precetto che ci ha dato. Chi osserva i suoi comandamenti rimane in Dio e Dio in lui”.

  1. Nella notte di Natale, nella Basilica di S. Pietro, il Successore dell’Apostolo ha detto: “Il cielo si apre sulla terra: Dio si è fatto uno di noi per farci diventare come Lui, è disceso in mezzo a noi per rialzarci e riportarci nell’abbraccio del Padre. Questa, sorelle e fratelli, è la nostra speranza. Dio è l’Emmanuele, è Dio-con-noi. L’infinitamente grande si è fatto piccolo; la luce divina è brillata fra le tenebre del mondo; la gloria del cielo si è affacciata sulla terra. E come? Nella piccolezza di un Bambino. E se Dio viene, anche quando il nostro cuore somiglia a una povera mangiatoia, allora possiamo dire: la speranza non è morta, la speranza è viva, e avvolge la nostra vita per sempre! La speranza non delude… Questa è la notte in cui la porta della speranza si è spalancata sul mondo… La speranza cristiana non è un lieto fine da attendere passivamente, non è l’happy end di un film: è la promessa del Signore da accogliere qui, ora, in questa terra che soffre e che geme. Essa ci chiede perciò di non indugiare, di non trascinarci nelle abitudini, di non sostare nelle mediocrità e nella pigrizia; ci chiede – direbbe Sant’Agostino – di sdegnarci per le cose che non vanno e avere il coraggio di cambiarle; ci chiede di farci pellegrini alla ricerca della verità, sognatori mai stanchi, donne e uomini che si lasciano inquietare dal sogno di Dio, che è il sogno di un mondo nuovo, dove regnano la pace e la giustizia. Il Giubileo, questo è il tempo della speranza! Esso ci invita a riscoprire la gioia dell’incontro con il Signore, ci chiama al rinnovamento spirituale e ci impegna nella trasformazione del mondo… Sorella, fratello, è per te che si apre la “porta santa” del cuore di Dio. Gesù, Dio-con-noi, nasce per te, per me, per noi, per ogni uomo e ogni donna. E, con Lui, fiorisce la gioia, con Lui la vita cambia, con Lui la speranza non delude”.

Ringrazio il Santo Padre per questa presentazione così semplice e bella del Giubileo.

  1. Carissimi Fratelli e Sorelle, considero significativo che con i primi passi dell’Anno Santo si concluda il mio ministero tra voi, iniziato, dodici anni fa, con l’apertura dell’Anno della Fede il quale è stato la grande luce – lumen fidei – a cui ho cercato di ispirare gli intenti, i metodi, le scelte del mio servizio, privilegiando l’essenziale più che altre cose che fanno notizia; il cambiamento interiore, più che manovre organizzative… Lo dicevo anche nell’ultima Lettera Pastorale: abbiamo bisogno di “una sincera conversione non solo nelle cose che si fanno, nelle attività e nei metodi pastorali, nelle dinamiche del vivere ecclesiale, ma in primo luogo nel “sottosuolo”, là dove affondano le radici del credere e del vivere da discepoli del Signore. Si tratta di chiederci se siamo disposti a conformare a Gesù Cristo la nostra vita personale, il nostro modo di pensare e di valutare le cose, il nostro parlare e il nostro agire; se siamo disposti ad accogliere tutto il Suo insegnamento, le verità della fede, la visione della realtà che da Lui ci viene; se è presente e vivo in noi un serio cammino di preghiera, di ascolto della Parola di Dio e del Magistero, di accoglienza della Grazia che il Signore ci offre attraverso i Sacramenti, e se c’è l’impegno di una concreta e vera carità fraterna…”.

Ho fatto quello che ho saputo fare e chiedo perdono delle mie incapacità e inadeguatezze.

Ringrazio i tanti, soprattutto i tantissimi laici, vicini alla Chiesa e anche lontani dalla pratica religiosa, che, con parole non di circostanza e in tanti modi, affettuosamente mi hanno espresso di aver compreso.

Continuerò ogni giorno, Amici, a pregare per voi e a chiedere che la Chiesa che è in Ivrea cresca nella fede, e viva nella pace vera!

Sia lodato Gesù Cristo!

Discorso alla Città per l’Offerta del Cero Votivo Ivrea, Chiesa Cattedrale, 6 Gennaio 2025

Carissimi Amici!

  1. Con questa parola, che mi è cara per la ricchezza dei suoi contenuti, vi do il più cordiale benvenuto in Cattedrale, salutando tutta la Città che sento mia e che voi rendete presente partecipando, numerosi come sempre, a questo tradizionale momento, bello ed atteso.

Fin dal mio arrivo a Ivrea mi sono rivolto a tutti chiamandovi “Amici”. E ora, alla ormai imminente conclusione del mio servizio alla Diocesi, desidero ringraziarvi per l’affetto e la benevolenza che in questi dodici anni ho trovato dentro la comunità cristiana e – con immenso piacere – anche fuori di essa.

Vi ringrazio di cuore, carissimi Eporediesi per essermi stati amici, e per aver donato la stessa l’amicizia anche alla mia cara mamma facendola sentire di casa in questa Città.

Vi ringrazio per le tante – tantissime! – espressioni di affetto che, dal giorno in cui è stato annunciato il mio Successore, ho ricevuto, anche nella semplicità degli incontri per strada…

Porterò con me, nella nuova fase che nella mia vita si apre, un tesoro prezioso di relazioni e di affetti che non coinvolgono solo la sfera dei sentimenti, poiché “volersi bene” è “volere il bene dell’altro” e io sono pienamente concorde su quanto diceva il grande Benedetto XVI che mi ha inviato a Ivrea come Vescovo: “Esserci è un bene”, ed è “un bene che l’altro ci sia”.

Ogni persona umana è un valore prezioso: un essere unico e irripetibile, chiamato a vivere la sua unicità nella comunità, dentro ad una rete di rapporti e nella ricerca del bene comune.

Grazie di cuore!

  1. Cari Amici, lo Storico Carnevale che oggi iniziamo, è l’ultimo a cui partecipo come Vescovo di Ivrea… Ad altro titolo spero di tornare a viverlo anche negli anni che verranno…

In occasione del primo che vissi con voi nel 2013 dissi che il Carnevale di Ivrea non è una “carnevalata”. Ne sono sempre stato convinto. Il suo spirito genuino è quello di una festa di popolo che rievoca momenti significativi della propria storia, alla quale la fede cristiana non solo non è estranea, ma è parte del suo stesso tessuto… Di qui nasce la presenza del Vescovo a tanti momenti della manifestazione: a partire dalla offerta del Cero alla Cattedrale.

In tutti questi anni, quella che potrebbe essere l’omelia di una celebrazione liturgica ho desiderato che avesse la forma di Discorso del Vescovo alla Città: rivolto non solo ai credenti e ai praticanti, ma a tutti, poiché la festa è la festa di tutti.

Così ho cercato, di anno in anno, di affrontare qualche tema: che significa oggi la liberazione dal tiranno? Che cos’è la vera libertà e che cosa comporta la battaglia di un popolo per la libertà? In che consiste l’unità del popolo, il nostro essere uniti? Qual è valore del sacrificio per essere liberi davvero? Quali le caratteristiche del nostro tempo, della sua cultura, della mentalità oggi diffusa?

Quest’anno vorrei proporre a tutti una riflessione a partire dal cammino dei Magi, i Tre Re alla cui chiesa, sul Monte Stella, siete saliti a portare omaggio.

Erano esperti di astronomia, e guardando una stella particolare, apparsa ai loro giorni nel cielo, sentirono di doversi mettersi in cammino per seguirne il corso!

Sono espressione, questi uomini, dell’uomo che ragionevolmente ascolta il desiderio più profondo del suo essere… Portavano in cuore – come ogni uomo, e proprio perché uomo – il desiderio di qualcosa a cui l’essere umano anela poiché sempre attende un “di più”, qualcosa che sta “oltre” tutto ciò che vedi, fai, dici, vivi…

È il desiderio profondamente umano cantato dai nostri poeti, riguardo ai quali possiamo dire ciò che il poeta latino Marziale affermava: “Pagina nostra sapit hominem”: ha sapore di uomo la nostra pagina

Eugenio Montale: «Sotto l’azzurro fitto del cielo / qualche uccello di mare se ne va / né sosta mai / perché tutte le immagini / portano scritto: “più in là”»; è ciò che Ungaretti ha espresso con il suo «M’illumino di immenso»; e che Clemente Rebora ha detto in versi bellissimi: «Qualunque cosa tu dica o faccia / c’è un grido dentro: / non è per questo, non è per questo! E così tutto rimanda / a una segreta domanda…».

«L’infinito – scriveva Dostoevskij – è indispensabile all’uomo… Tutta la legge dell’esistenza umana consiste solo in ciò: che l’uomo possa sempre inchinarsi dinanzi all’infinitamente grande…»; e St-Exupéry: «Se vuoi costruire una barca non radunare uomini per tagliare legna, dividere i compiti e impartire ordini, ma insegna loro la nostalgia per il mare vasto, infinito».

Si potrebbe continuare per ore…

L’essere umano “attende”: è “proteso” verso una pienezza che sente di non avere, ma di cui è assetato…; è questo anelito che costituisce il “cuore” dell’uomo, le profondità dell’essere umano, il bisogno più radicato e forte che l’uomo porta in sé anche quando non lo sa.

Ecco, Amici, da questo sono stati spinti al cammino i Magi pagani di cui ci parla oggi il Vangelo! Erano cercatori di infinito; non si sono accontentati di guardare la superficie della realtà, hanno camminato con speranza, con fiducia… Hanno camminato ed hanno trovato che ciò che il cuore umano desidera non è qualcosa, ma Qualcuno e sono ripartiti prendendo “un’altra via”: sono rientrati nella vita di ogni giorno portando in cuore ciò che il cammino aveva fatto loro trovare.

Il mio augurio – esso stesso un atto di amicizia – è che tutti noi alla luce di ciò che è infinitamente grande comprendiamo il senso vero della vita!

Ad ognuno un forte abbraccio.


Comunicazione della data di ingresso di Mons. Salera

L’Amministratore Apostolico di Ivrea, Mons. Edoardo Cerrato, comunica la data dell’ingresso in diocesi del suo successore, Mons. Daniele Salera

Carissimi Fratelli e Sorelle, carissimi Amici,

ho portato ieri a Roma il primo omaggio della Diocesi a Sua Eccellenza monsignor Daniele Salera ed ho la gioia di trasmettervi il suo saluto.
Il Vescovo eletto farà l’ingresso solenne, entrando così nel pieno possesso del suo ufficio il 15 febbraio 2025. Nei prossimi giorni sarà data comunicazione degli orari e dello svolgimento di questo importante atto canonico. Ora, nell’attesa del suo arrivo, invito la diocesi a continuare la preghiera intensa e filiale per lui.

+ Edoardo, Amministratore Apostolico

Saluto di Mons. Salera alla Diocesi di Ivrea

Ai presbiteri,

ai consacrati e alle consacrate,

ai diaconi permanenti e ai laici

della Diocesi di Ivrea

Ai responsabili delle Istituzioni

civili e militari, presenti e operanti

nei 102 Comuni della Diocesi

 

Carissimi/e,

con grande gioia ho accolto dal Santo Padre Francesco la nomina a Vescovo di Ivrea; fin da ora attendo, con sincero entusiasmo e profonda consolazione, il giorno dell’ingresso in Diocesi.

Sono figlio della amata Diocesi di Roma, cresciuto nel suo territorio. Dalla Chiesa che è in Roma ho ricevuto il dono e la protezione dei sacramenti e della vita fraterna. Debbo molto ai suoi pastori e – insieme – al suo gregge. Essere presbitero e poi vescovo in questa città mi ha insegnato ad ampliare i naturali confini dell’appartenenza, osservando i tanti modi di essere Chiesa e di vivere la comune vocazione battesimale, in obbedienza al Magistero del Santo Padre e in ascolto del sensus fidei fidelium. Tutto ciò mi aiuta a non sentire fin da ora alcuna distanza con la terra eporediese, che vorrò servire come nuovo Vescovo.

Saremo insieme pellegrini nel “tempo propizio” dell’anno giubilare, volendolo vivere non tanto come un evento – pur solenne -, quanto piuttosto come un cammino comunitario che permetta a tutti noi di essere confermati nel primato di Dio sulla terra, sui beni, sulle nostre vite e vocazioni. Attingeremo insieme alla misericordia del Padre che attraverso il Figlio dona a noi lo Spirito al di là di ogni nostra umana aspettativa: “Stringendovi a lui, pietra viva, rigettata dagli uomini, ma scelta e preziosa davanti a Dio, anche voi venite impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale, per un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, per mezzo di Gesù Cristo” (1Pt 2,4-5). Seguiremo insieme le tracce di tutti quei testimoni che hanno compreso nella loro carne quanto la fede ricevuta non potesse essere intesa esclusivamente come un bene per se stessi, quanto piuttosto come una luce data per “per rischiarare quelli che stanno nelle tenebre e nell’ombra della morte” (Lc 1,79). Al n. 42 dell’Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium, papa Francesco ci ricorda che: “non potremo mai rendere gli insegnamenti della Chiesa qualcosa di facilmente comprensibile e felicemente apprezzato da tutti. La fede conserva sempre un aspetto di croce, qualche oscurità che non toglie fermezza alla sua adesione. Vi sono cose che si comprendono e si apprezzano solo a partire da questa adesione che è sorella dell’amore, al di là della chiarezza con cui se ne possano cogliere le ragioni e gli argomenti. Per questo occorre ricordare che ogni insegnamento della dottrina deve situarsi nell’atteggiamento evangelizzatore che risvegli l’adesione del cuore con la vicinanza, l’amore e la testimonianza”. Sperimento da tempo il profondo realismo di queste parole e sono convinto che questa sia la via attualissima e feconda della missione secondo lo stile di prossimità.

Fra qualche giorno sarà Natale e vi scrivo di ritorno da un campo di formazione per giovani capi dell’ A.G.E.S.C.I. Tra di essi vi era una capo di Ivrea che non poteva sapere della mia nomina, guardando a lei ho pensato a tutti i giovani della nostra Diocesi, al futuro della nostra Chiesa, ma anche a coloro che fra di essi avranno bisogno della “Luce vera, quella che illumina ogni uomo” (Gv 1,9): come si illuminano i loro occhi quando gli si annuncia – anche con il canto che in questi giorni ci ha accompagnato – che il Signore è vicino, assume la nostra natura umana e in Lui tutto è possibile: “perché abbiamo udito le sue parole, perché abbiam veduto vite cambiare, perché abbiamo visto l’amore vincere, sì abbiamo visto l’amore vincere!”.

Ringrazio fin da ora il fratello Vescovo Edoardo Aldo Cerrato, che so mi sarà vicino in questo delicato passaggio di consegne, lo ringrazio per quanto ha seminato in mezzo a voi e perché so mi consegna una “bella” sposa, ricca di storia e di fede. Saluto gli Eminentissimi Cardinali Bertone, Bertello e Miglio, e i vescovi Farinella, Piretto e Debernardi, figli di questa terra, chiedendo loro di pregare per me. Mi affido all’ intercessione dell’Assunta e di san Savino, patrono della Diocesi.

A tutti voi, carissimi fratelli e sorelle, invio la mia benedizione e assicuro la mia preghiera, in attesa di vederci presto e di camminare insieme.

16 dicembre 2024

+ Daniele Salera

Vescovo eletto di Ivrea

 

Saluto di Mons. Cerrato alla Diocesi di Ivrea

Ai Presbiteri, ai Diaconi, ai Consacrati e ai Laici

della S. Chiesa che è in Ivrea

Ivrea, 16 Dicembre 2024

Carissimi Fratelli e Sorelle,

nel momento in cui diventa ufficiale la notizia della nomina di Sua Eccellenza Monsignor Daniele Salera, finora Vescovo Ausiliare di Roma, a nuovo Pastore di Ivrea, desidero dire grazie: al Signore che ce lo dona, al Santo Padre che lo ha scelto, a lui che ha accolto la chiamata e viene come Successore degli Apostoli in questa Chiesa che amiamo.

Accolgo con voi, pieno di gratitudine, il primo saluto che il nostro nuovo Vescovo ci indirizza e glielo ricambio con fraterno affetto.

Ho pregato per lui prima ancora di conoscere chi fosse e continuo a farlo ora, nell’attesa del suo arrivo, prevedibilmente in febbraio 2025, chiedendo a tutti di unirci nel domandare al Signore di colmarlo dei Suoi doni e di dargli anche la gioia di trovare, lungo tutto il suo cammino, cuori aperti alla vera comunione e capaci di quella sincera amicizia che rende più leggere le fatiche, come ho potuto personalmente sperimentare nell’incontro con tante persone – davvero tante: vicine e lontane dalla Chiesa – che me ne hanno fatto dono, e alle quali, ancora una volta, con tutto il cuore dico grazie.

Nell’attesa dell’ingresso in diocesi del Vescovo eletto, avrò l’occasione di congedarmi da voi nei modi più semplici dell’incontro personale, quelli che ho sempre preferito, ma ci sarà anche il momento dell’ufficialità. Fin d’ora però desidero dirvi che ringrazio il Signore per questi dodici anni vissuti con voi.

Fin dal mio arrivo vi ho salutati – e vi saluto ora, alla partenza – con quel “Sia lodato Gesù Cristo” che riprende l’acclamazione liturgica «Lode a Te, o Cristo» con cui affermiamo la nostra fede nella Sua presenza tra noi, e lo riconosciamo fondamento e centro della nostra vita, come dice san Paolo: «Per me vivere è Cristo»; «Vivo io, non più io, Cristo vive in me», e come la S. Liturgia ci fa pregare: «Ti lodino Signore, le nostre labbra, Ti lodi il nostro cuore, e poiché tuo è tutto ciò che noi siamo, sia tuo tutto ciò che noi viviamo».

Sinceramente vi posso dire che nel mio ministero ho avuto come intento e impegno fondamentale quello di  annunciarvi Gesù Cristo, di favorire l’incontro con Lui, di crescere – come vi scrissi nel primo saluto alla diocesi – nella «“intima amicizia con Gesù da cui tutto dipende”»… «Gesù Cristo diventi sempre più il centro della nostra vita; la nostra esistenza sia trasformata dalla Sua gloria che è la Sua presenza amata ed accolta; che a Ivrea sia da noi vissuta la vita nuova che avrà la sua pienezza nella Casa luminosa e bellissima del Padre. Tutto il resto ha senso solo in questo contesto. Tutto il resto lo vivremo – con l’aiuto di Dio – vivendo questa realtà da cui “tutto dipende”».

L’inizio del mio servizio in Ivrea coincise con l’inizio dell’Anno della fede, indetto da Sua Santità Benedetto XVI per il 50° di inizio del Concilio Vaticano II, il cui autentico insegnamento il Santo Padre ci riproponeva. Sull’intero mio cammino tra voi, preziosa fonte di luce è stata la Lettera Apostolica “Porta fidei”, con le sue chiare indicazioni: «La “porta della fede” che introduce alla vita di comunione con Dio e permette l’ingresso nella sua Chiesa, è sempre aperta per noi. È possibile oltrepassare quella soglia quando la Parola di Dio viene annunciata e il cuore si lascia plasmare dalla grazia che trasforma. Attraversare quella porta comporta immettersi in un cammino che dura tutta la vita. Esso inizia con il Battesimo, mediante il quale possiamo chiamare Dio con il nome di Padre, e si conclude con il passaggio attraverso la morte alla vita eterna, frutto della risurrezione del Signore Gesù che, con il dono dello Spirito Santo, ha voluto coinvolgere nella sua stessa gloria quanti credono in Lui. Professare la fede nella Trinità – Padre e Figlio e Spirito Santo – equivale a credere in un solo Dio che è Amore: il Padre, che nella pienezza del tempo ha inviato suo Figlio per la nostra salvezza; Gesù Cristo, che nel mistero della sua morte e risurrezione ha redento il mondo; lo Spirito Santo, che conduce la Chiesa attraverso i secoli nell’attesa del ritorno glorioso del Signore. Fin dall’inizio del mio ministero come Successore di Pietro ho ricordato l’esigenza di riscoprire il cammino della fede per mettere in luce con sempre maggiore evidenza la gioia ed il rinnovato entusiasmo dell’incontro con Cristo».

Questo, con l’aiuto di Dio, ho cercato di fare in ogni atto – dal più semplice al più solenne – del mio ministero. Sono consapevole di essere stato inadeguato in tante cose e vi chiedo perdono. Mi conforta però la Lettera Enciclica “Dilexit nos” nella quale Sua Santità Papa Francesco ci invita ad un cammino che, con le mie povere forze, ho cercato di percorrere.

Filialmente grato al Vicario di Cristo, mi permetto di affidare l’Enciclica alla vostra riflessione e con cuore di padre e di fratello vi benedico invocando su tutti, per intercessione di Maria, nostra Ss. Madre, e dei nostri Santi, la Benedizione del Signore. Continuerò a farlo ogni giorno là dove sarò.

Nel Cuore di Cristo aff.mo

 

† Edoardo,

Amministratore Apostolico


Annuncio del nuovo Vescovo della Diocesi di Ivrea

Benedetto colui che viene nel nome del Signore

Monsignor Vescovo annuncia con gioia la nomina del Successore sulla Cattedra Eporediese:

Sua Eccellenza Reverendissima

Monsignor Daniele Salera

e invita tutte le Comunità cristiane a preparare l’arrivo del nuovo Vescovo con intensa preghiera.

Con sentimenti di fraterno affetto, porge a Sua Eccellenza, a nome di tutti il primo saluto.

Novena del Santo Natale 16-24 dicembre 2024 predicata dal Vescovo Edoardo

Novena del Santo Natale predicata dal Vescovo mons. Edoardo Cerrato dal 16 al 24 dicembre 2024.

  • da lunedì a sabato 21 ore 20,30 – chiesa di San Maurizio (via Arduino – Ivrea)
  • domenica 22 ore 17,30 – Cattedrale
  • lunedì 23 ore 20,30 – chiesa di san Maurizio
  • martedì 24 ore 17,30 – chiesa di San Maurizio

Avviso: lunedì 23, al termine della celebrazione, i sacerdoti saranno a disposizione per le Confessioni.


Signore, insegnaci a pregare

Catechisti testimoni di speranza e maestri di preghiera

Pregare oggi (una sfida da vincere e dono da riscoprire).

  • Mercoledì 11 dicembre ore 20,45 Tavagnasco confraternita del Gesù.
  • Giovedì 12 dicembre ore 20,45 Verolengo via Dante 10

Gli altri appuntamenti (date e luoghi saranno comunicati):

  • Gennaio: Pregare con i Salmi
  • Febbraio: Le parabole della preghiera
  • Marzo: Pregare con Santi e peccatori
  • Aprile: La preghiera che Gesù ci ha insegnato
  • Maggio: La preghiera di Maria
  • Giugno: La preghiera di Gesù
  • 26-28 settembre 2025 (Roma): Giubileo dei Catechisti (mercoledì 11 dicembre saranno date indicazioni)

Anno Santo in Diocesi

In appendice alla Lettera Pastorale di Mons. Vescovo, già troviamo alcune indicazioni:

a) Apertura Anno Santo in Diocesi: domenica 29 dicembre S. Messa in Cattedrale.

b) Chiese giubilari: entro la fine di ottobre le Vicarie foranee sono impegnate a indicare quanto hanno deciso circa le rispettive scelte.

c) Pellegrinaggio diocesano a Roma. Don Marco Marchiando lo sta programmando per il settembre 2025. Appena possibile saranno date indicazioni precise.

d) Pellegrinaggio diocesano ad Oropa: si effettuerà il sabato 9 agosto e sarà un momento importante di preparazione al cammino verso la Porta Santa di Roma.

e) Ritiri del Clero. In Avvento; Quaresima; tempo Pasquale. I temi saranno quelli del Giubileo. Le date saranno comunicate.

f) Una importante iniziativa del Santuario della Madonnina di Verolengo – l’Anno Eucaristico, aperto il 30 agosto scorso – è inserita tra le attività della Diocesi per l’Anno Santo.

2. 

In data 24 ottobre, sul settimanale diocesano, “Il Risveglio popolare”, Mons. Vescovo ha fornito alcune precisazioni e comunicato altre iniziative:

a) La Messa di apertura del Giubileo a livello locale, nella nostra come in tutte le Diocesi del mondo, sarà celebrata in Cattedrale alle ore 16,30 di domenica 29 dicembre.

b) Per il Clero. Ritiri sui temi del Giubileo alla luce della Bolla “Spes non confundit”: mercoledì 4 dicembre, presso il Santuario di Nostra Signora del Monte Stella ad Ivrea, con inizio alle ore 9,45, (predicatore sarà S. E. Mons. Guido Marini, vescovo di Tortona) e un secondo appuntamento mercoledì 26 marzo 2025 (verrà indicato in seguito il predicatore del ritiro). Mercoledì 7 maggio 2025, il Ritiro si terrà presso il Santuario della Madonna dei Laghi in Avigliana, nella forma di Pellegrinaggio già sperimentata negli scorsi anni.

c) Per la Vita consacrata. Nella mattinata di sabato 1 febbraio 2025 in Cattedrale, il Giubileo dei consacrati.

d) Per i Giovani e gli Adolescenti. Domenica 24 novembre ad Ivrea, nel pomeriggio: Giornata della Gioventù diocesana con il Vescovo Edoardo. Sarà il primo incontro in preparazione al Giubileo dei Giovani.

  • Seguiranno altri incontri di formazione presso la Casa dei Giovani di San Giovanni dei Boschi e corsi di esercizi spirituali, sempre per i giovani, presso la Casa alpina diocesana “Gino Pistoni” di Gressoney.
  • Pellegrinaggio a Roma per il Giubileo dei Giovani, dal 28 luglio al 3 agosto 2025 (per giovani dai 18 ai 35 anni). Saranno possibili esperienze di gemellaggio, prima o dopo le giornate di Roma, con gruppi giovanili provenienti da altre diocesi.
  • Continuerà, per il quarto anno consecutivo, il Pellegrinaggio a Roma a piedi dei Giovani della diocesi (18-35 anni), iniziato da Ivrea nell’agosto 2022. Percorreremo insieme a piedi gli ultimi 150 km della Via Francigena, da Radicofani a Roma, dal 26 agosto al 7 settembre 2025.
  • Giovani Volontari per il Giubileo. L’Ufficio di Pastorale Giovanile offre aiuto e assistenza ai giovani della diocesi che vogliono offrire la loro disponibilità come volontari a Roma durante l’Anno Santo.
  • Per gli Adolescenti; Gruppo Seguimi (11-13 anni) e Gruppo Alzati (14-17 anni). Gli incontri mensili si terranno ad Ivrea i sabati: 16 novembre – 18 gennaio 2025 – 15 febbraio – 15 marzo. Pellegrinaggio a Roma dal 25 al 27 aprile 2025, per ragazzi e ragazze dagli 11 ai 17 anni.

e) Cammino di riflessione sui temi del Giubileo organizzato in Ivrea dalle Parrocchie della Cattedrale, di San Lorenzo e del Sacro Cuore. Gli incontri si terranno presso la Parrocchia del Sacro Cuore in Ivrea, alle 20,45, venerdì 15 novembre (relatore don Paolo Milani, del Clero di Novara), e venerdì 13 dicembre (relatore don Luca Ramello, del Clero di Torino). Per i due incontri del nuovo anno si comunicheranno più avanti data e relatori.

Come per l’Anno Eucaristico che si celebra al Santuario della Madonnina in Verolengo, questa iniziativa è proposta a livello diocesano a tutti coloro che intendono partecipare.

3.

a) Chiese giubilari.

Mons. Vescovo, accogliendo le proposte delle Vicarie Foranee, ha stabilito che siano chiese Giubilari le seguenti:

  • Ivrea: Cattedrale
  • Chivasso: Duomo
  • Vische: Betania del S. Cuore
  • Borgofranco: Chiesa parrocchiale
  • Castellamonte: Chiesa parrocchiale
  • Rivarolo: Chiesa parrocchiale di S. Giacomo.

Nelle chiese giubilari, come pure nelle cattedrali (cfr. Dicastero per l’Evangelizzazione, 01.08.2024), non è presente la Porta Santa, ma i fedeli, comunitariamente o da soli, possono lucrare l’Indulgenza giubilare.

b) Pellegrinaggio della Diocesi a Roma: 9/11 Settembre 2025

Incaricato della organizzazione, don Marco Marchiando comunica il programma di massima, passibile di variazioni:

PROGRAMMA DI MASSIMA – ordine delle visite passibile di variazioni

1° giorno – martedì 9 settembre – Ivrea/Orvieto/Roma

Al mattino presto, partenza da Ivrea e dalle altre tappe di carico, con bus alla volta di Roma.

Sosta a Orvieto, pranzo libero. Visita libera al Pozzo di San Patrizio, del Duomo e della Cappella di San Brizio. Al termine, ripartenza in bus per Roma. Arrivo in città, sistemazione in istituto, cena e pernottamento.

2° giorno – mercoledì 10 settembre – Roma

Colazione presto in istituto. Trasferimento in bus zona San Pietro. Partecipazione all’Udienza Papale. Pranzo in ristorante. Nel pomeriggio, visita alla Basilica di San Pietro e passaggio alla Porta Santa. Al termine rientro in istituto, cena e pernottamento.

3° giorno – giovedì 11 settembre – Roma/Ivrea

Prima colazione. Trasferimento in bus e visita alla Basilica di Santa Maria Maggiore. A seguire, passeggiata nel centro storico sulla Via Merulana e arrivo alla Basilica di San Giovanni in Laterano. Al termine della visita, pranzo in ristorante. Partenza in bus verso nord, sosta e cena libera. Arrivo in serata a Ivrea.

Nelle Parrocchie si troverà esposta la locandina del Pellegrinaggio con ulteriori informazioni.


Preghiera e digiuno per la pace: l’appello del Papa per il 6 e 7 ottobre

Durante la Messa di apertura dell’Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi (2 ottobre), Papa Francesco ha annunciato un doppio appuntamento di preghiera per la pace: “per invocare dall’intercessione di Maria Santissima il dono della pace, domenica prossima mi recherò nella Basilica di Santa Maria Maggiore dove reciterò il santo Rosario e rivolgerò alla Vergine un’accorata supplica; se possibile, chiedo anche a voi, membri del Sinodo, di unirvi a me in quell’occasione.

E, il giorno dopo, 7 ottobre, chiedo a tutti di vivere una giornata di preghiera e di digiuno per la pace nel mondo”.
La Presidenza della CEI, raccogliendo l’appello del Papa, invita le comunità ad unirsi alla preghiera del Rosario di domenica 6 ottobre e a vivere la giornata di preghiera e di digiuno del 7 ottobre.

“Ogni giorno aumentano i pezzi di questa guerra mondiale che si abbatte su diversi popoli e numerosi luoghi, spesso dimenticati. Non dobbiamo stancarci di chiedere che tacciano le armi, di pregare perché l’odio faccia spazio all’amore, la discordia all’unione.

È tempo di fermare la follia della guerra: ognuno è chiamato a fare la propria parte, ognuno sia artigiano di pace”, afferma il Card. Matteo Zuppi, Arcivescovo di Bologna e Presidente della CEI.

Per i sussidi liturgici predisposti dall’Ufficio Liturgico Nazionale si veda: https://www.chiesacattolica.it/preghiera-per-la-pace-i-materiali-per-il-6-e-il-7-ottobre/