Ci sono giornate che si raccontano con i grandi numeri e le storie forti, e giornate che invece si raccontano con una parola sola. Oggi quella parola è accoglienza — e vale la pena scriverla con la maiuscola.
Una notte in famiglia
Questa notte l’abbiamo vissuta in un modo che difficilmente dimenticheremo: divisi in piccoli gruppi, ospitati direttamente nelle case delle famiglie del posto. Non un semplice pernottamento organizzato, ma qualcosa di più: la possibilità di entrare, anche solo per una notte, nella quotidianità di chi vive qui — condividere una casa, una tavola, dei gesti semplici che raccontano più di tante parole cosa significhi davvero fare comunità.
Il tempo dei giovani
La mattina è stata dedicata a un altro incontro importante: i giovani della pastorale giovanile locale, il gruppo San Giovanni Paolo II. Con loro abbiamo fatto un momento di catechesi, ma soprattutto abbiamo fatto qualcosa che vale più di ogni contenuto preparato in anticipo: abbiamo parlato, abbiamo ascoltato, ci siamo lasciati conoscere e abbiamo conosciuto loro. È in questo tempo dedicato, senza fretta, che nascono le relazioni vere — quelle che restano anche dopo che il viaggio sarà finito. Abbiamo chiuso questo momento pranzando tutti insieme, come una festa semplice ma sentita.
Verso Formosa do Rio Preto
Nel primo pomeriggio siamo risaliti sul pullman, direzione Formosa do Rio Preto: la città che ci ha accolti e ci ospiterà anche questa notte. Anche qui, come nei giorni scorsi, la giornata si è chiusa con la celebrazione della messa e con la cena — due momenti che, di tappa in tappa, stanno diventando il ritmo naturale di questo viaggio.
Non tutte le giornate hanno bisogno di grandi eventi per lasciare il segno. A volte basta una notte in casa d’altri, e una mattina passata ad ascoltare. Ci vediamo domani, con un nuovo racconto.



