Omelia della Messa di chiusura dell’anno giubilare

28-12-2025

Carissimi celebriamo questa eucarestia che chiude l’anno giubilare nella nostra come in tutte le diocesi. Possiamo così fare un bilancio di quanto questo anno abbia toccato le nostre vite, la vita delle nostre comunità parrocchiali e della nostra Chiesa locale e ci abbia in qualche modo donato quella grazia che corrisponde all’ingresso della misericordia di Dio nella nostra storia.

Vorrei partire da alcune considerazioni sul senso del Giubileo e alla luce di questa sintesi favorire una sorta di verifica personale e comunitaria. Uno dei testi del Magistero che a mio avviso ne riprende in una straordinaria sintesi i tratti fondamentali è la Tertio Millennio Adveniente di Giovanni Paolo II. Già la data di promulgazione – 1994 – ci dice quanto il Santo Padre volesse che tutta la Chiesa arrivasse ben preparata al Grande Giubileo del 2000. Nella lettera apostolica il papa scriveva:

Nel cristianesimo il tempo ha un’importanza fondamentale. Dentro la sua dimensione viene creato il mondo, al suo interno si svolge la storia della salvezza, che ha il suo culmine nella « pienezza del tempo » dell’Incarnazione e il suo traguardo nel ritorno glorioso del Figlio di Dio alla fine dei tempi. […] Da questo rapporto di Dio col tempo nasce il dovere di santificarlo. […] Su tale sfondo diventa comprensibile l’usanza dei Giubilei, che ha inizio nell’Antico Testamento e ritrova la sua continuazione nella storia della Chiesa. (Cfr TMA 10-11)

Quindi Giovanni Paolo ricorda l’interpretazione che Gesù compie di Is 61 invitando coloro che lo stanno ascoltando nella sinagoga a credere che l’anno di grazia che libera e dona nuova vita,  che fascia le piaghe dei cuori spezzati, corrisponde alla sua persona. E continua asserendo che:

Le parole e le opere di Gesù costituiscono in questo modo il compimento dell’intera tradizione dei Giubilei dell’Antico Testamento. Leggiamo nel Levitico: « Dichiarerete santo il cinquantesimo anno e proclamerete la liberazione nel paese per tutti i suoi abitanti. Sarà per voi un giubileo; ognuno di voi tornerà nella sua proprietà e nella sua famiglia » (25, 10). In questa occasione ogni israelita rientrava in possesso della terra dei suoi padri, se eventualmente l’aveva venduta o persa cadendo in schiavitù. Non si poteva essere privati in modo definitivo della terra, poiché essa apparteneva a Dio, né gli israeliti potevano rimanere per sempre in una situazione di schiavitù, dato che Dio li aveva « riscattati » per sé come esclusiva proprietà liberandoli dalla schiavitù in Egitto.

[…] Perciò le ricchezze della creazione erano da considerarsi come un bene comune dell’intera umanità. Chi possedeva questi beni come sua proprietà, ne era in verità soltanto un amministratore, cioè un ministro tenuto ad operare in nome di Dio, unico proprietario in senso pieno, essendo volontà di Dio che i beni creati servissero a tutti in modo giusto. L’anno giubilare doveva servire proprio al ripristino anche di questa giustizia sociale. (cfr TMA 12-13)

Cogliamo dalle sue parole la doppia prospettiva che accompagna ogni Giubileo: in primo luogo l’Anno Santo ci fa toccare con mano la potenza della misericordia di Dio e ci invita a chiedere un surplus di questa potenza vista l’eccezionalità del momento. Il “di più” è legato non solo alla remissione delle colpe, ma anche delle pene temporali.

A tal proposito Papa Francesco nella Misericordiae Vultus – Bolla d’indizione dell’Anno Santo straordinario del 2015 ci ricordava che:

L’impronta negativa che i peccati hanno lasciato nei nostri comportamenti e nei nostri pensieri rimane. La misericordia di Dio però è più forte anche di questo. Essa diventa indulgenza del Padre che attraverso la Sposa di Cristo raggiunge il peccatore perdonato e lo libera da ogni residuo della conseguenza del peccato, abilitandolo ad agire con carità, a crescere nell’amore piuttosto che ricadere nel peccato. (MV 22)

In secondo luogo il Giubileo invita i credenti a considerare che i doni ricevuti non non possono essere esclusivamente sottoposti alla pur giusta legge degli uomini, perché i beni della terra sono stati donati da Dio a tutti così come era stata donata secondo la giustizia di Dio la Terra promessa alle varie tribù di Israele. Pertanto, se secondo le leggi naturali o civili, alcuni hanno perso questi beni inclusa la propria libertà e la propria dignità, con la legge di Dio che il Giubileo viene a collocare in primo piano questi beni vanno ridistribuiti perché tutti vi possano accedere e la libertà e la dignità siano garantite a tutti gli esseri umani. La giustizia di Dio è molto più ampia della giustizia dell’uomo.

Sarà, allora, secondo queste due linee direttive del Giubileo che noi ora siamo chiamati a verificarci al termine di questo anno santo:

  1. Nella mia lettera pastorale ho chiesto che la diocesi iniziasse un cammino di verifica sul tema della riconciliazione e con i ritiri, la formazione permanente ed a breve con la formazione dei consigli pastorali parrocchiali e diocesano, ci metteremo nelle condizioni di avviare percorsi di riconciliazione per ristabilire la comunione fra di noi. Anche il consiglio presbiterale sarà chiamato a sperimentare al suo interno dinamiche comunionali sempre più vive ed efficaci. Cogliendo la testimonianza del nostro don Nanni che poco prima di tornare in Brasile e lì terminare il suo pellegrinaggio terreno, venne in vescovado proprio per raccontarmi come non potesse più terminare la celebrazione del sacramento della riconciliazione senza chiedere al penitente se vi fossero persone con cui riconciliarsi (visto che era venuto a chiedere la riconciliazione con Dio), chiedo al termine di questo anno giubilare che ci si avvicini al sacramento della penitenza esattamente nella prospettiva della riconciliazione, ovvero cercandolo come un sacramento che ristabilisce la riconciliazione con Dio, ma che anche può aiutarmi a ristabilire la riconciliazione con i fratelli e le sorelle, invocando la grazia sacramentale su tutte le relazioni difficili o deteriorate.
  2. Per ciò che concerne invece la ridistribuzione dei beni, sarà opportuno che questa non coincida con delle opere segno e che non si limiti ad una delega esclusiva agli operatori della carità, ovvero a tutti coloro che già si occupano del servizio ai più poveri, ma piuttosto vi sia un orizzonte nuovo con cui guardare la nostra storia personale e comunitaria alla luce dei beni ricevuti dal Signore, perché siano beni condivisi. Per avere una lettura attenta ed attuale delle necessità che stiamo rilevando o delle emergenze che ci vengono riportate, ci incontreremo sabato 24 gennaio alle 10 per far emergere le necessità che sia con la Caritas diocesana che con le Caritas parrocchiali stiamo individuando. Inoltre in collaborazione con il Tribunale di Ivrea aumenteremo la disponibilità di servizi in grado di accogliere quei detenuti che possono lavorare per qualche ora ogni giorno fuori dal carcere; infine vorrei che nel prossimo Consiglio pastorale diocesano vi fosse anche una attenzione particolare alla disabilità, pertanto, fra coloro che saranno da me nominati vi sarà una persona con disabilità.

Non lasciamo cadere la grazia che ha incontrato le nostre vite in questo Giubileo, ricordiamoci che esso non si limitava alle esperienze di pellegrinaggio a Roma, ma ci ha permesso di attingere o di chiedere l’aiuto di cui avevamo bisogno ogni giorno attraverso le chiese giubilari della diocesi e ricordiamo ancora che la Chiesa nella sua grande bontà ci permetterà anche attraverso altre occasioni di ricevere l’abbondanza della misericordia di Dio. Se il Giubileo nella storia è sempre stato legato al pellegrinaggio, non dimentichiamo che noi siamo permanentemente pellegrini e che questa non è la nostra patria. Non rimaniamo fermi, non aumentiamo le pretese, piuttosto mettiamoci in cammino seguendo le tracce che il Signore vorrà mettere sul nostro cammino.

+ Daniele Salera
Vescovo di Ivrea