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Comunicato stampa della Diocesi di Ivrea 18 dicembre 2025 – Invito del Sindaco di Ivrea al Vescovo Daniele per la partecipazione all’incontro con i sindacati per la chiusura della sede Konecta

Nel tardo pomeriggio di ieri, mercoledì 17 dicembre 2025, il Sindaco di Ivrea, Matteo Chiantore ha rivolto l’invito al Vescovo Mons. Daniele Salera, a partecipare all’incontro che si terrà martedì 23 dicembre alle ore 16, presso il Polo formativo universitario Officina H, sulla chiusura della sede Konecta di Ivrea e al conseguente trasferimento dei 700 dipendenti.

“La sua presenza sarebbe per noi particolarmente significativa – scrive il Sindaco Chiantore al Vescovo Salera – quale segno di attenzione e vicinanza alle lavoratrici, ai lavoratori e alle loro famiglie, in un momento di forte preoccupazione per il futuro occupazionale e sociale del territorio”.

L’incontro organizzato dall’Amministrazione comunale di Ivrea con tutte le sigle sindacali avrà lo scopo “di approfondire la situazione e comprendere nel dettaglio le possibili ricadute occupazionali e sociali per le lavoratrici e i lavoratori coinvolti, nonché per l’intero comparto delle telecomunicazioni del Canavese” scrive ancora il Sindaco al Vescovo.

Mons. Daniele Salera, che ha ringraziato il Sindaco Matteo Chiantore per l’invito, ha già confermato la sua partecipazione all’incontro.

Ufficio Comunicazioni Sociali – Diocesi di Ivrea
Carlo Maria Zorzi – 3494168283
ufficiocomunicazionisociali@risvegliopopolare.it


Comunicato stampa congiunto dei Vescovi di Ivrea e Asti sulla chiusura delle due sedi di Konecta e il trasferimento dei dipendenti a Torino – 18/12/2025

Le Chiese di Ivrea e di Asti rispondono all’appello dei lavoratori di Konecta (ex Comdata, e colosso spagnolo delle telecomunicazioni con oltre 120.000 dipendenti nel mondo e con commesse per clienti di grande rilievo nazionale ed internazionale) rivolto alle istituzioni locali per sostenere la loro lotta a difesa del posto di lavoro.

Il Natale per circa 1.100 dipendenti delle due sedi di Call Center – 700 ad Ivrea e 400 ad Asti – infatti, rischia di essere traumatico e fonte di grande preoccupazione davanti all’annunciato trasferimento nella sede di Torino in Strada del Drosso, entro giugno 2026. L’accorpamento troverebbe la sua motivazione nella razionalizzazione dell’azienda, così come indicato durante l’incontro tenutosi recentemente a Roma per la presentazione del piano industriale 2026.

Il trasferimento a Torino, oltre ad impoverire i territori di Ivrea ed Asti, dove le sedi di Konecta rappresentano uno tra i più corposi insediamenti industriali, con una forte ricaduta sull’indotto e sul tessuto economico locale, sembrerebbe un modo, da parte dell’azienda, di spingerli verso l’abbandono volontario del posto di lavoro. Va ricordato, infatti, che gli stipendi medi si aggirano sui 600-700 euro mensili per il part-time e 1.100 euro per il tempo pieno, ciò che rende il pendolarismo insostenibile, e a cui va aggiunta la difficoltà della gestione e della organizzazione familiare di ogni dipendente.

Se da un lato è noto che il fatturato dei Call Center sta diminuendo, che gli investimenti vanno nella direzione dell’intelligenza artificiale e per l’evoluzione del mondo delle telecomunicazioni, dall’altro lato i Vescovi Salera e Prastaro si chiedono quali opportunità siano state date con percorsi di riqualificazione e di riconversione dei dipendenti; se il trasferimento annunciato sia stato condiviso con le istituzioni locali, le comunità, la politica locale; se vi è un piano volontario di marginalizzazione dei territori decentrati a favore dei capoluoghi; se la strategia aziendale non può essere ripensata altrimenti.

Anche i vescovi di Ivrea, Mons. Daniele Salera e di Asti, Mons. Marco Prastaro seguono con particolare attenzione e apprensione l’evolversi della situazione ed in particolare dei risultati che potranno emergere dal tavolo di confronto presso il Ministero del Lavoro a Roma il prossimo 22 dicembre; chiedono con insistenza che si intensifichino le opportunità di dialogo per individuare soluzioni che tutelino la dignità del lavoro in un contesto di economia più etica e meno orientata al solo profitto. Chiedono altresì che le istituzioni pubbliche e le parti sociali tentino tutte le strade possibili per conservare le attività ad Ivrea e Asti con i rispettivi posti di lavoro. Sono disponibili ad incontrare, ascoltare e sostenere chi è colpito da questa crisi. Le diocesi di Ivrea ed Asti esprimono vicinanza alle preoccupazioni delle lavoratrici, dei lavoratori e delle loro famiglie, nella convinzione che nessuno debba sentirsi solo, auspicando allo stesso tempo, un salto di qualità nelle riflessioni sullo sviluppo economico, nei rapporti sociali e nelle scelte di valorizzazione delle molteplici risorse del territorio.

Carlo Maria Zorzi
Responsabile UCS diocesi di Ivrea
3494168283

Michelino Musso
Responsabile UCS diocesi di Asti
3357509515


Nomine diocesane

Ivrea, 23 giugno 2025

Ai fedeli della Diocesi di Ivrea

Carissimi/e,

Accogliamo, nelle feste di santa Maria Maddalena (icona della Chiesa che – convertita e liberata – annuncia Cristo risorto) e di santa Brigida (patrona d’Europa, che ci invita a  contemplare con quanto amore Cristo crocifisso ci ha sottratti dalla morte), l’annuncio di nuove nomine per il servizio e l’animazione della nostra Diocesi.

Can. Mons. Silvio Faga: Delegato episcopale per il Diaconato Permanente e la Formazione Permanente del Clero, Membro della Commissio ad Ordines. Sarà il nuovo Vicario generale della Diocesi.

Il dott. Piero Osenga: Direttore dell’Ufficio di Pastorale sociale e del lavoro.

La dott.ssa Anna Maria Ricchiuti: Direttore dell’Ufficio per l’Ecumenismo, il Dialogo interreligioso e la pace.

Suor Juana Traba Gomez, vicedirettore dell’Ufficio catechistico e responsabile diocesana del Catecumenato.

Suor Valentina Cazzella, vicedirettore dell’Ufficio liturgico e dal 1 settembre segretaria del Vescovo.

Ringrazio di cuore don Silvio per questo suo ulteriore sì a servizio della Diocesi e del discernimento del Vescovo, sono convinto che potremo esprimere insieme la cura del gregge che il Signore ci ha affidato e la bellezza della comunione presbiterale.

Il dott. Osenga collabora da tempo con la Caritas diocesana e ha avuto in passato incarichi istituzionali che hanno contribuito nel tempo ad offrirgli una particolare esperienza nell’ambito della Dottrina sociale della Chiesa.

La dott.ssa Ricchiuti, fa parte della Comunità CISV presente nel nostro Castello vescovile ad Albiano. Già suo marito aveva anni fa ricoperto il medesimo incarico in Diocesi. L’esperienza e la sensibilità maturate nel tempo presso la Comunità del Castello fanno si che questo suo incarico possa essere supportato dai fratelli e dalle sorelle che con lei condividono il medesimo cammino sui temi dell’ecumenismo, del dialogo fra le religioni e la pace. Ho chiesto ad Anna Maria di sostenere e animare, in questo tempo così complesso a livello geopolitico, iniziative che aiutino tutti noi a credere con più forza nella necessità della pace.

Suor Juana e suor Valentina provengono dalla Comunità delle Suore Missionarie Catechiste di Gesù Redentore la cui Casa Generalizia è a Roma. Nel mio servizio come Vescovo Ausiliare della Diocesi ho avuto modo di conoscere la loro competenza in ambito catechetico e pastorale. Negli Uffici diocesani per la Catechesi e la Liturgia seguiranno e animeranno la formazione per i ministeri istituiti. Suor Valentina succederà al diacono Marco Florio – che sentitamente ringrazio – nel servizio di segreteria personale del Vescovo. Accoglieremo l’ingresso di questa nuova comunità di religiose in Diocesi il 21 settembre alle ore 19 in Cattedrale.

In questi giorni ho anche nominato don Gian Paolo Bretti e don Franco Sbrogiò rispettivamente parroco di Pont Canavese e amministratore parrocchiale di Frassinetto: li ringrazio per questa disponibilità e con loro ringrazio anche don Aldo Vallero per quanto ha donato alle comunità di Pont e Frassinetto in questi anni.

Vi benedico

+ Daniele Salera

Vescovo di Ivrea


Comunicato stampa – Nomine

Rivolgendosi “ai fedeli della Diocesi di Ivrea” il vescovo Mons. Daniele Salera ha

proceduto ad una serie di nomine dei responsabili degli Uffici di Curia e degli Uffici Pastorali diocesani. Nel suo messaggio integrale – pubblicato sul sito della diocesi di Ivrea e sul settimanale Il Risveglio Popolare – il vescovo Daniele ricorda i tanti incontri, i volti, le realtà conosciute durante le numerose visite compiute durante i suoi primi tre mesi di ministero episcopale, dicendosi “colpito dalla vitalità della nostra gente e dall’entusiasmo fresco, sincero e sereno dei nostri giovani e dei nostri bambini”. Sebbene molti incontri siano ancora da fare, ricorda il vescovo, “è il momento di avviare una nuova fase che definirei di ascolto, programmazione e formazione. Per farlo è necessario lavorare inizialmente su quell’ambito ‘strutturale’ che è la Curia diocesana, per poi dare vita a quegli organismi di partecipazione che trasversalmente ci aiuteranno a camminare come un unico Corpo animato dai diversi doni dello Spirito”.

Da qui le nuove nomine, o le conferme, che avranno decorrenza dall’11 giugno 2025, frutto di “questa prima fase di discernimento”.

  • Mons. Gianmario Cuffia: Cancelliere
  • Dott. Paolo Chiabotti: Direttore Ufficio Amministrativo, Vice Cancelliere
  • Can. Davide Smiderle: Direttore dell’Ufficio Patrimonio, Rettore del Seminario Diocesano, Legale rappresentante del Seminario Diocesano, Membro della Commissio ad Ordines
  • Can. Mons. Silvio Faga: Delegato episcopale per il Diaconato Permanente e la Formazione Permanente del Clero, Membro della Commissio ad Ordines
  • Padre Andrea Plichero c.o.: Delegato episcopale per la Vita Consacrata e per l’Ordo Virginum, Direttore dell’Ufficio Scuola e dell’Insegnamento della Religione Cattolica
  • Padre Riccardo Bigi c.o.: Direttore dell’Ufficio Liturgico Diocesano
  • Don Valerio D’Amico: Direttore dell’Ufficio Catechistico Diocesano
  • Don Davide Rossetto: Direttore del Servizio di Pastorale Giovanile e Vocazionale, Membro della Commissio ad Ordines, Referente Diocesano per la Casa Alpina “Gino Pistoni”
  • Sig.ri Coniugi Andrea Camerlo e Isabella Moretto: Direttori dell’Ufficio di Pastorale familiare
  • Can. Mons. Giovanni Battista Giovanino: Direttore Archivio Storico Diocesano
  • Arch. Alessandro Gastaldo Brac: Direttore dell’Ufficio per i Beni Culturali ecclesiastici
  • Sig.ra Nella Pasqualina Falletti: Direttore Ufficio Cultura
  • Sig. Carlo Maria Zorzi: Direttore Ufficio Comunicazioni Sociali
  • Don Matteo Somà: Direttore Centro Missionario per la Cooperazione tra le Chiese
  • Diacono Fiorenzo Bianco: Direttore Caritas Diocesana
  • Diacono Marco Florio: Direttore Ufficio per la Pastorale della Salute
  • Dott. Eugenio Boux: Vice Direttore Ufficio per la Pastorale della Salute
  • Sig. ra Antonella Rolla: Direttore Ufficio Migranti
  • Sig. Marco Cornelio: Responsabile Ufficio Tecnico Diocesano
  • Don Marco Marchiando: Direttore Ufficio Diocesano per i Pellegrinaggi e il Tempo libero
  • Avv. Elio Gugliemino: Referente Diocesano per il Servizio di Tutela dei minori e delle persone vulnerabili
  • Suor Serena Munari f.m.f: Responsabile Centro d’Ascolto Diocesano per la Tutela dei Minori e delle Persone Vulnerabili

Da segnalare l’istituzione di due nuovi servizi: l’Ufficio Patrimonio e il Centro d’Ascolto

Diocesano per la Tutela dei minori e delle persone vulnerabili. “L’Ufficio Patrimonio avrà il compito di monitorare, ottimizzare e finalizzare lo stato degli immobili della Diocesi e degli Enti ad essa collegati; il Centro d’Ascolto per i minori e le persone vulnerabili potrà offrire un primo contatto e aiuto a chi è vittima di abusi” ha indicato il vescovo.

La responsabilità dell’Ufficio di Pastorale familiare è affidata ad una coppia di sposi.

Anche gli Uffici per la Catechesi e la Liturgia avranno a breve un vicedirettore, figura appena introdotta per l’Ufficio per la Pastorale della Salute. Non è ancora stata nominata la persona responsabile dell’Ufficio per la Pastorale Sociale e del Lavoro, lo sarà a breve.


Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali 2025. Il Messaggio di Papa Francesco

“Condividete con mitezza la speranza che sta nei vostri cuori (cfr 1Pt 3,15-16)” è il tema del Messaggio della Giornata mondiale delle comunicazioni sociali 2025.

Cari fratelli e sorelle!
In questo nostro tempo segnato dalla disinformazione e dalla polarizzazione, dove pochi centri di potere controllano una massa di dati e di informazioni senza precedenti, mi rivolgo a voi nella consapevolezza di quanto sia necessario – oggi più che mai – il vostro lavoro di giornalisti e comunicatori. C’è bisogno del vostro impegno coraggioso nel mettere al centro della comunicazione la responsabilità personale e collettiva verso il prossimo.
Pensando al Giubileo che celebriamo quest’anno come un periodo di grazia in un tempo così travagliato, vorrei con questo mio Messaggio invitarvi ad essere comunicatori di speranza, incominciando da un rinnovamento del vostro lavoro e della vostra missione secondo lo spirito del Vangelo.

Disarmare la comunicazione

Troppo spesso oggi la comunicazione non genera speranza, ma paura e disperazione, pregiudizio e rancore, fanatismo e addirittura odio. Troppe volte essa semplifica la realtà per suscitare reazioni istintive; usa la parola come una lama; si serve persino di informazioni false o deformate ad arte per lanciare messaggi destinati a eccitare gli animi, a provocare, a ferire. Ho già ribadito più volte la necessità di “disarmare” la comunicazione, di purificarla dall’aggressività. Non porta mai buoni frutti ridurre la realtà a slogan. Vediamo tutti come – dai talk show televisivi alle guerre verbali sui social media – rischi di prevalere il paradigma della competizione, della contrapposizione, della volontà di dominio e di possesso, della manipolazione dell’opinione pubblica.
C’è anche un altro fenomeno preoccupante: quello che potremmo definire della “dispersione programmata dell’attenzione” attraverso i sistemi digitali, che, profilandoci secondo le logiche del mercato, modificano la nostra percezione della realtà. Succede così che assistiamo, spesso impotenti, a una sorta di atomizzazione degli interessi, e questo finisce per minare le basi del nostro essere comunità, la capacità di lavorare insieme per un bene comune, di ascoltarci, di comprendere le ragioni dell’altro. Sembra allora che individuare un “nemico” contro cui scagliarsi verbalmente sia indispensabile per affermare sé stessi. E quando l’altro diventa “nemico”, quando si oscurano il suo volto e la sua dignità per schernirlo e deriderlo, viene meno anche la possibilità di generare speranza. Come ci ha insegnato don Tonino Bello, tutti i conflitti «trovano la loro radice nella dissolvenza dei volti» [1]. Non possiamo arrenderci a questa logica.
Sperare, in realtà, non è affatto facile. Diceva Georges Bernanos che «sperano soltanto coloro che hanno avuto il coraggio di disperare delle illusioni e delle menzogne, nelle quali trovavano una sicurezza e che scambiavano falsamente per speranza. […] La speranza è un rischio che bisogna correre. È il rischio dei rischi» [2]. La speranza è una virtù nascosta, tenace e paziente. Tuttavia, per i cristiani sperare non è una scelta opzionale, ma una condizione imprescindibile. Come ricordava Benedetto XVI nell’Enciclica Spe salvi, la speranza non è passivo ottimismo ma, al contrario, una virtù “performativa”, capace cioè di cambiare la vita: «Chi ha speranza vive diversamente; gli è stata donata una vita nuova» (n. 2).

Dare ragione con mitezza della speranza che è in noi

Nella Prima Lettera di Pietro (3,15-16) troviamo una sintesi mirabile in cui la speranza viene posta in connessione con la testimonianza e con la comunicazione cristiana: «Adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi. Tuttavia questo sia fatto con dolcezza e rispetto». Vorrei soffermarmi su tre messaggi che possiamo trarre da queste parole.
«Adorate il Signore, nei vostri cuori»: la speranza dei cristiani ha un volto, il volto del Signore risorto. La sua promessa di essere sempre con noi attraverso il dono dello Spirito Santo ci permette di sperare anche contro ogni speranza e di vedere le briciole di bene nascoste anche quando tutto sembra perduto.
Il secondo messaggio ci chiede di essere pronti a dare ragione della speranza che è in noi. È interessante notare che l’Apostolo invita a rendere conto della speranza «a chiunque vi domandi». I cristiani non sono anzitutto quelli che “parlano” di Dio, ma quelli che riverberano la bellezza del suo amore, un modo nuovo di vivere ogni cosa. È l’amore vissuto a suscitare la domanda ed esigere la risposta: perché vivete così? Perché siete così?
Nell’espressione di San Pietro troviamo, infine, un terzo messaggio: la risposta a questa domanda sia data «con dolcezza e rispetto». La comunicazione dei cristiani – ma direi anche la comunicazione in generale – dovrebbe essere intessuta di mitezza, di prossimità: lo stile dei compagni di strada, seguendo il più grande Comunicatore di tutti i tempi, Gesù di Nazaret, che lungo la strada dialogava con i due discepoli di Emmaus facendo ardere il loro cuore per come interpretava gli avvenimenti alla luce delle Scritture.
Sogno per questo una comunicazione che sappia renderci compagni di strada di tanti nostri fratelli e sorelle, per riaccendere in loro la speranza in un tempo così travagliato. Una comunicazione che sia capace di parlare al cuore, di suscitare non reazioni passionali di chiusura e rabbia, ma atteggiamenti di apertura e amicizia; capace di puntare sulla bellezza e sulla speranza anche nelle situazioni apparentemente più disperate; di generare impegno, empatia, interesse per gli altri. Una comunicazione che ci aiuti a «riconoscere la dignità di ogni essere umano e [a] prenderci cura insieme della nostra casa comune» (Lett. enc. Dilexit nos, 217).
Sogno una comunicazione che non venda illusioni o paure, ma sia in grado di dare ragioni per sperare. Martin Luther King ha detto: «Se posso aiutare qualcuno mentre vado avanti, se posso rallegrare qualcuno con una parola o una canzone… allora la mia vita non sarà stata vissuta invano» [3]. Per fare ciò dobbiamo guarire dalle “malattie” del protagonismo e dell’autoreferenzialità, evitare il rischio di parlarci addosso: il buon comunicatore fa sì che chi ascolta, legge o guarda possa essere partecipe, possa essere vicino, possa ritrovare la parte migliore di sé stesso ed entrare con questi atteggiamenti nelle storie raccontate. Comunicare così aiuta a diventare “pellegrini di speranza”, come recita il motto del Giubileo.

Sperare insieme

La speranza è sempre un progetto comunitario. Pensiamo per un momento alla grandezza del messaggio di questo anno di grazia: siamo invitati tutti – davvero tutti! – a ricominciare, a permettere a Dio di risollevarci, a lasciare che ci abbracci e ci inondi di misericordia. Si intrecciano in tutto questo la dimensione personale e quella comunitaria. Ci si mette in viaggio insieme, si compie il pellegrinaggio con tanti fratelli e sorelle, si attraversa insieme la Porta Santa.
Il Giubileo ha molte implicazioni sociali. Pensiamo ad esempio al messaggio di misericordia e speranza per chi vive nelle carceri, o all’appello alla vicinanza e alla tenerezza verso chi soffre ed è ai margini.
Il Giubileo ci ricorda che quanti si fanno operatori di pace «saranno chiamati figli di Dio» (Mt 5,9). E così ci apre alla speranza, ci indica l’esigenza di una comunicazione attenta, mite, riflessiva, capace di indicare vie di dialogo. Vi incoraggio perciò a scoprire e raccontare le tante storie di bene nascoste fra le pieghe della cronaca; a imitare i cercatori d’oro, che setacciano instancabilmente la sabbia alla ricerca della minuscola pepita. È bello trovare questi semi di speranza e farli conoscere. Aiuta il mondo ad essere un po’ meno sordo al grido degli ultimi, un po’ meno indifferente, un po’ meno chiuso. Sappiate sempre scovare le scintille di bene che ci permettono di sperare. Questa comunicazione può aiutare a tessere la comunione, a farci sentire meno soli, a riscoprire l’importanza del camminare insieme.

Non dimenticare il cuore

Cari fratelli e sorelle, di fronte alle vertiginose conquiste della tecnica, vi invito ad avere cura del vostro cuore, cioè della vostra vita interiore. Che cosa significa questo? Vi lascio alcune tracce.
Essere miti e non dimenticare mai il volto dell’altro; parlare al cuore delle donne e degli uomini al servizio dei quali state svolgendo il vostro lavoro.
Non permettere che le reazioni istintive guidino la vostra comunicazione. Seminare sempre speranza, anche quando è difficile, anche quando costa, anche quando sembra non portare frutto.
Cercare di praticare una comunicazione che sappia risanare le ferite della nostra umanità.
Dare spazio alla fiducia del cuore che, come un fiore esile ma resistente, non soccombe alle intemperie della vita ma sboccia e cresce nei luoghi più impensati: nella speranza delle madri che ogni giorno pregano per rivedere i propri figli tornare dalle trincee di un conflitto; nella speranza dei padri che migrano tra mille rischi e peripezie in cerca di un futuro migliore; nella speranza dei bambini che riescono a giocare, sorridere e credere nella vita anche fra le macerie delle guerre e nelle strade povere delle favelas.
Essere testimoni e promotori di una comunicazione non ostile, che diffonda una cultura della cura, costruisca ponti e penetri nei muri visibili e invisibili del nostro tempo.
Raccontare storie intrise di speranza, avendo a cuore il nostro comune destino e scrivendo insieme la storia del nostro futuro.
Tutto ciò potete e possiamo farlo con la grazia di Dio, che il Giubileo ci aiuta a ricevere in abbondanza. Per questo prego e benedico ciascuno di voi e il vostro lavoro.

Roma, San Giovanni in Laterano, 24 gennaio 2025, memoria di San Francesco di Sales.

Francesco

[1] «La pace come ricerca del volto», in Omelie e scritti quaresimali, Molfetta 1994, 317.
[2] Georges Bernanos, La liberté, pour quoi faire?, Paris 1995, trad. it. “A che serve questa libertà”, in Lo spirito europeo e il mondo delle macchine, Milano 1972, 255-256.
[3] Sermone “The Drum Major Instinct”, 4 febbraio 1968.