“Offro la mia vita …” così scrisse il Servo di Dio Gino Pistoni su un sacchetto di tela, nei momenti concitati del ferimento mortale all’imbocco della Valle di Gressoney. Quell’offerta, quel dono, quella testimonianza, li porterai sempre con te, carissimo don Arnaldo: il libricino che racconta del la vita e del la testimonianza di Gino è stato collocato accanto alle tue spoglie mortali. Ma li porterai sempre con te perché tu in realtà quelle parole le hai radicalmente vissute e questo ci hai testimoniato: la tua vita non ti è mai appartenuta, è stata sempre una
vita offerta.
Proprio oggi in Curia mi riferivano come gli incarichi ricevuti in Diocesi siano stati tali e tanti da farti essere presente in gran parte del territorio diocesano: mai per dominare, sempre per servire, come quell’amministratore “fidato e prudente” del Vangelo odierno, che il padrone mette a capo della sua servitù “perché distribuisca il cibo a tempo debito” (Lc 12,39-48).
Tanti sono coloro che ti hanno voluto ricordare, i Cardinali Bertone, Bertello, Miglio e Battaglia, il vescovo Cerrato: tutti hanno voluto attestare “la straordinaria passione e generosità con
cui hai vissuto e svolto il tuo ministero” (Cerrato), il fatto che tu sia stato “un vero testimone del Vangelo” (Bertello), o che tutti dovessimo avere nei tuoi riguardi “un debito di riconoscenza” (Miglio).
Oltre a tutto ciò il Cardinale Bertone ti ricorda anche per il vocione con cui ti accompagnavi ai brani suonati dal papà nella chiesa di Romano. Sì, il tuo vocione, un tratto identitario assai caratteristico che poteva degnamente supplire all’assenza di un coro. Veramente tanti e -va detto – anche al di fuori della Chiesa, ci hanno scritto per dirti grazie, ricordando quanto hai donato loro, in diversi contesti e in vario modo. Il tuo modo di essere, il modo con cui hai vissuto il ministero ti ha reso malleabile a tutto e a tutti “per salvare ad ogni costo qualcuno” (1Cor 9,22). Ma anche ti ha aiutato a rimanere bambino entusiasta, appassionato, gioioso, senza pretese, senza condizioni, senza usare mai il condizionale.
Come può un uomo vivere così senza disintegrarsi, come può un prete vivere il suo sacerdozio in questo modo senza spegnersi o esaurirsi. Certamente ti ha aiutato il carattere, la tempra, ma anche ti hanno aiutato lo studio e gli incontri, sì gli incontri con le persone e con la storia. Poi ti ha aiutato la memoria, ricordavi tutto, anche nei particolari e quando partivi con i ricordi, pochi erano in grado di fermarti. Ma soprattutto ti ha aiutato una cosa Arnaldo: tu eri avvinghiato ai valori alti del Vangelo e dell’umanità, tu eri un tutt’uno con ciò in cui credevi, non vi era separazione fra ciò che professavi e quanto poi mettevi in pratica. Tali valori ti hanno completamente preso e tu ti sei lasciato prendere; questo ti ha reso “nomade in Diocesi”, senza un tetto da cui preferivi farti coprire o persone con cui preferivi accompagnarti se non i poveri, gli ultimi, a cui hai voluto dare dignità e fiducia, che sentivi come tuoi pari, e che volevi fossero di nuovo in grado di riprendersi la vita fra le mani. A loro hai dato i tuoi risparmi, il tuo coraggio, il tuo entusiasmo, la tua casa, la tua presenza: non c’era da te un ambiente selezionato o non c’era per te un luogo in cui non potessi condividere tutto e – vorrei aggiungere – con una nobiltà del tratto che sempre hai inconsapevolmente mostrato. Sì, tu sei stato un nobile in mezzo a noi, pur spogliandoti di tutto e condividendo tutto.
Ora io ho una certezza caro Arnaldo: la certezza della tua intercessione. So che tu porrai la tua mediazione potente su questa nostra Diocesi, non permetterai che i tuoi poveri, la tua famiglia, i tuoi confratelli, i tuoi amici e tutti coloro che sono qui e ti stimano, possano vivere senza il tuo scudo, ma per compiere le stesse tue opere, professare la tua stessa fede, tenere viva la tua stessa memoria, donare la vita come tu l’hai donata. “Offro la mia vita”: le parole di Gino Pistoni sono talmente tue che tu le hai mostrate ancor più che dette o scritte, e così, ancora con le sue parole, io voglio salutarti e rinnovare la tua e nostra offerta al Signore: “Ti chiedo la grazia di dividere con Te le sofferenze del Getsemani; accettale benigno e dammi la forza di sopportarle in espiazione dei peccati miei e dell’umanità intera. Concedimi inoltre la grazia necessaria per vivere una vita interamente profondamente cristiana tutta dedita al Tuo servizio e alla salvezza delle anime. Amen.
(Preghiera scritta da Gino Pistoni in occasione del suo ingresso nella Società degli “Operai”, espressione dell’ Azione Cattolica)

