Giorno 3: Un pullman, due storie, un’unica missione

Ci sono giornate di missione fatte di tappe e visite, e giornate fatte soprattutto di ascolto. Oggi è stata una di queste. Siamo partiti presto, diretti da Salvador verso Barra, e abbiamo deciso di usare le ore di pullman per fare qualcosa che finora non avevamo fatto: dare la parola ai nostri compagni di viaggio, per capire come stanno vivendo, dentro, questi giorni.

L’accoglienza che resta

Il primo a raccontarsi è stato Dario. Alla domanda su cosa si porterà a casa da questi primi giorni, la risposta è arrivata quasi immediata: l’accoglienza. In particolare quella riservata dalla comunità di San Cristoforo la sera prima — una comunità che, nonostante la povertà del quartiere in cui vive, si è mobilitata per accoglierci con una gioia grande, autentica, che Dario descrive come vissuta “nel segno del Signore”. Non un’accoglienza di facciata, insomma, ma qualcosa che nasce da poco e si dona con tutto quello che si ha.

Più di quanto mi aspettassi

Poi è stato il turno di Chiara, arrivata da San Giusto. Le abbiamo chiesto se il viaggio stia rispettando le sue aspettative, e cosa si aspetti dai prossimi giorni. La sua risposta racconta bene cosa significhi lasciarsi sorprendere: sapeva, prima di partire, che il modo di accogliere le persone qui sarebbe stato diverso dal nostro. Se lo aspettava, in un certo senso. Quello che non si aspettava era l’intensità — tanto calore, tanta gioia negli occhi di chi si incontra, più di quanto avesse immaginato. Per i prossimi giorni, il suo desiderio è semplice e allo stesso tempo grande: entrare in confidenza, conoscere davvero le persone che ancora incontrerà lungo il cammino.

Due voci, un filo comune

Ascoltando Dario e Chiara, viene naturale notare un filo che lega le loro parole: la sorpresa di trovare, in un contesto di povertà materiale, una ricchezza di gioia e di accoglienza che va oltre ogni previsione. È forse questo, più di ogni tappa turistica, il cuore di quello che stiamo vivendo qui a Bahia — e ci sembra giusto lasciare che siano le voci di chi lo sta vivendo, come Dario e Chiara, a raccontarlo meglio di quanto potremmo fare noi.

Il viaggio verso Barra continua, e con esso le storie da raccontare.