Veglia di Pentecoste. Il mandato missionario

[…] Il secondo momento, in programma dopo la Comunione, è il “mandato” ai 34 giovani che ad agosto andranno in viaggio-missione in Brasile accompagnati dal vescovo. E non sarà un semplice viaggio: il mandato missionario che il vescovo conferirà a questi giovani della diocesi rappresenta, per la Chiesa locale, un gesto dal forte valore spirituale ed ecclesiale: una consegna, una chiamata, ma anche una responsabilità.

Ad agosto i ragazzi partiranno insieme al vescovo per il Brasile, dove visiteranno alcune missioni legate alla presenza e alla storia missionaria della diocesi. Incontreranno comunità cristiane, missionari, famiglie, giovani e realtà segnate spesso da povertà materiale ma da una fede viva e profondamente radicata. Sarà un’esperienza di condivisione, ascolto e servizio, destinata a lasciare un segno nella loro vita umana e spirituale.

Ma che cos’è, concretamente, il “mandato”? Nella tradizione della Chiesa il mandato missionario è il gesto con cui la comunità cristiana invia alcuni suoi membri a testimoniare il Vangelo. Non si tratta di una semplice benedizione né di una formula simbolica: è un atto ecclesiale che esprime il legame tra chi parte e l’intera comunità che lo accompagna con la preghiera, l’affetto e la corresponsabilità. Ricevere il mandato significa esser riconosciuti come testimoni inviati.

È la Chiesa che, attraverso il vescovo, affida una missione e chiede ai giovani di vivere quell’esperienza non da turisti o osservatori esterni, ma con lo stile dell’incontro, dell’ascolto e del servizio. In questo senso il mandato missionario ha anche un significato che va oltre il viaggio stesso. La missione, infatti, non termina con il ritorno dal Brasile. Anzi, per molti aspetti, comincia proprio allora. I giovani saranno chiamati a riportare nelle loro case, nelle parrocchie, nei gruppi e nella vita quotidiana quanto visto e vissuto: i volti incontrati, le domande ascoltate, la ricchezza di una Chiesa universale che parla lingue diverse ma condivide la stessa fede.

Il mandato diventa così anche un impegno a lasciarsi cambiare dall’esperienza missionaria e a trasformarla in testimonianza concreta nella vita di ogni giorno. Per questo il rito del conferimento assume un valore importante per tutta la diocesi: non riguarda soltanto la trentina di ragazzi, ma una comunità intera che attraverso di loro rinnova la propria vocazione missionaria.

La missione, del resto, non appartiene solo a chi parte. Appartiene a tutta la Chiesa. E quei giovani, inviati dal vescovo verso il Brasile, porteranno con sé il volto, la preghiera e la speranza di tutta la diocesi.

carlo maria zorzi (Il Risveglio Popolare, 21 maggio 2026)