Omelia nella festa di S. Vincenzo M. Grossi Lodi, 7 Novembre 2023

07-11-2023

Sia lodato Gesù Cristo!

Un cordiale saluto a tutti voi, cari Fratelli e Sorelle! E a voi, care Suore Figlie dell’Oratorio, insieme al saluto un grazie particolare per l’invito a celebrare la solennità di san Vincenzo M. Grossi che a me rinnova anche il ricordo di tanti significativi momenti vissuti con voi, in corsi di Esercizi e giornate di Ritiro, grazie ai quali ho potuto conoscere meglio la grande figura del santo, la sua carità pastorale, la dedizione, lo stile del suo apostolato, l’intelligente ministero attento ai veri bisogni della gente, che lo collocano nella schiera dei Sacerdoti santi, proposti dalla Chiesa come modelli; tra questi c’è san Filippo Neri, fondatore della Congregazione dell’Oratorio a cui ho la gioia di appartenere… La speciale sintonia di don Vincenzo con lui è espressa anche nel vostro nome, carissime Suore, e nello stile di vita che egli vi indicò per la vostra missione. 

Grazie, allora, per questo invito che mi fa sentire a casa!

Alla lux di due passi della Parola di Dio che abbiamo ascoltato, vorrei sottolineare solo due aspetti della sua perenne attualità, nei quali mi pare di vedere sintetizzata tutta la vita del cristiano, non solo del sacerdote.

1.  Il primo potremmo esprimerlo così: si fece vicino.  

Ce lo suggerisce il Vangelo (Mt. 9,35-38); «Gesù andava attorno per tutte le città e i villaggi, insegnando, predicando e curando ogni infermità. Vedendo le folle ne sentì compassione, pché erano stanche e sfinite, come pecore senza pastore». 

San Giovanni Battista, Precursore del Signore, predicava nel deserto e la gente per ascoltarlo accorreva là, fuori dalle città e dai villaggi… Anche Gesù ha i suoi momenti di deserto – le notti di preghiera, trascorse nell’intimità con il Padre – ma la missione, l’annuncio del Vangelo, la compie andando Lui in mezzo alla gente, con una compassione che è partecipazione, coinvolgimento, sguardo di tenerezza posato sulla realtà della vita della gente… 

È lo stile e il servizio di don Vincenzo: un “prete straordinariamente ordinario” è stato scritto: «per tante ore al giorno è in confessionale ad accogliere e formare le coscienze; e altrettante ore le passa in prolungato colloquio davanti al tabernacolo; dai giovani si lascia invadere la canonica e anche svuotar la dispensa… Vicobellignano era una parrocchia difficile, con una forte presenza di metodisti. Don Vincenzo adottò lo stile pastorale che oggi si ama definire “Chiesa in uscita” e che per lui non fu certo 1 slogan…; “I metodisti – diceva – devono comprendere che amo anche loro”. E si fece capire così bene che convinse addirittura il loro pastore a venire ad ascoltare le sue prediche, mentre le famiglie protestanti cominciano a mandare i figli alla scuola parrocchiale». 

«Lavorate, lavorate – raccomandava ai parrocchiani e alle sue Figlie – perché in Paradiso si deve andare stanchi… là si vive di rendita». E dava per primo l’esempi. Si è fatto santo nella quotidianità, nella normalità della vita… 

Ha svolto la missione di annunciare e di condurre a Cristo, all’incontro con Cristo: svolse da prete questa missione, ma essa è anche quella di tutti i battezzati, ognuno nella propria vocazione. 

Cristo ci raggiunge infatti attraverso uomini e donne i quali testimoniano con la loro vita che «la gioia del Vangelo riempie il cuore e l’esistenza intera di coloro che si incontrano con Gesù» (Ev.Gaudium, 1)… L’annuncio del Vangelo passa attraverso preti e laici che «credono cristianamente» diceva PpBen e PpFr spiega così questa densa espressione: «Credere non è un’idea ma un incontro con Cristo che cambia il cuore» (Udienza generale 29.03.23) e, di lì, la vita. 

La fede cristiana è adesione a Cristo, al Suo modo di pensare, di sentire, di vedere e di agire; è vivere nella comunione con Lui tutto ciò che l’esistenza quotidiana comporta; fede cristiana è vivere in modo da poter dire con san Paolo, pur nella nostra fragilità, e persino nei nostri peccati – riconosciuti nel pentimento e di cui chiediamo perdono: «Mihi vivere Christus est»: per me vivere è Cristo; la mia vita è Cristo; «non sono più io che vivo, ma è Cristo vive in me»… 

Senza questo rapporto con Cristo e – attraverso di Lui e nella grazia dello Spirito Santo – con il Padre, la fede diventa un’astrazione, la speranza si spegne e la carità – “amare Dio con tutto il cuore, tutta l’anima e tutte le forze; e il prossimo come se stesso” – diventa amare “a modo mio” anziché al modo di Dio…

Come non pensare, in questo contesto, all’amore di don Vincenzo per l’Eucarestia celebrata e adorata? «La Chiesa sia adoratrice» ha detto il Santo Padre a chiusura d prima fase del Sinodo dei Vescovi ed ha aggiunto: in ogni diocesi, in ogni parrocchia, in ogni comunità si adori il Sig! Solo così ci rivolgeremo a Gesù e non a noi stessi; solo attraverso il silenzio adorante la Parola di Dio abiterà le nostre parole; solo davanti a Lui saremo purificati, trasformati e rinnovati dal fuoco del suo Spirito. Fratelli e Sorelle, adoriamo il Signore Gesù!Stando lì, docili davanti a Lui, lo riconosciamo Signore, lo mettiamo al primo posto e ritroviamo lo stupore di essere amati da Lui... Torniamo all’adorazione. Magari abbiamo tante belle idee per riformar la Chiesa, ma ricordiamo: adorare Dio e amare i fratelli col suo amore, questa è la grande e perenne riforma. Essere Chiesa adoratrice e Chiesa del servizio!».

Vicino alla gente don Vincenzo perché profondamente vicino a Cristo!

2. La Lettera ai Filippesi (4, 4-9) ci suggerisce la riflessione su un altro aspetto fondamentale della sua vita e della sua impostazione pastorale: «Rallegratevi nel Signore, sempre; ve lo ripeto ancora, rallegratevi. La vostra amabilità sia nota a tutti gli uomini. Il Signore è vicino! Non angustiatevi per nulla… E il Dio della pace sarà con voi!».

Alle sue Suore, ma vale per tutti, san Vincenzo diceva: «Sapete quale dev’essere lo spirito che vi distingue? Lo spirito di giovialità! Sicuro! Vi dovete mostrare sempre, con tutti, serene, allegre, proprio come faceva San Filippo Neri… Quindi, non lune, né mezze lune, e nemmeno i quarti: vi raccomando: sempre uguali a voi stesse dovete essere, tanto se la va bene, quanto se la va male». 

Non era una tattica, una strategia: questa giovialità costante nasce dalla gioia promessa e donata da Cristo ai suoi discepoli: “Rimanete nel mio amore… La mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.  

Ai giovani della GMG del 2012 Papa Benedetto diceva: «La gioia è un elemento centrale dell’esperienza cristiana. È la gioia della comunione, la gioia di essere cristiani, la gioia della fede. In un mondo spesso segnato da tristezza e inquietudini, la gioia è una testimonianza importante della bellezza e dell’affidabilità della fede cristiana.

La Chiesa ha la vocazione di portare al mondo la gioia, una gioia autentica e duratura… 

II nostro cuore è fatto per la gioia… Ogni giorno, però, ci scontriamo anche con tante difficoltà, al punto che ci possiamo chiedere se la gioia piena e duratura alla quale aspiriamo non sia forse un’illusione. Come trovare la vera gioia, quella che dura e non ci abbandona anche nei momenti difficili? Nell’incontro con Gesù. Come conservare nel cuore la gioia cristiana? Attraverso la conversione. Se il cammino cristiano non è facile e l’impegno di fedeltà all’amore del Signore incontra ostacoli o registra cadute, Dio non ci abbandona, ci offre sempre la possibilità di ritornare a Lui, di riconciliarci con Lui. Ricorrete spesso al Sacramento della Riconciliazione! È il Sacramento della gioia ritrovata. Siate missionari della gioia: missionari entusiasti della nuova evangelizzazione!».

Carissimi Fratelli e Sorelle, a san Vincenzo chiediamo la grazia della giovinezza spirituale! La giovinezza di Maria che dice il suo sì a Dio, la giovinezza dei nostri Santi nell’accogliere Cristo, nel vivere l’incontro con Lui!

Sia lodato Gesù Cristo!