Omelia della S. Messa della V Domenica del Tempo Ordinario. Ingresso parrocchiale di don Mauro Agreste – Ivrea, Cattedrale, 10 Febbraio 2019

10-02-2019

Sia lodato Gesù Cristo!

1. «Custodisci sempre con paterna bontà la tua famiglia, Signore, e poiché unico fondamento della nostra speranza è la grazia che viene da te, aiutaci sempre con la tua protezione». In questa domenica in cui don Mauro Agreste entra nel possesso canonico della Parrocchia di S. Maria Assunta, succedendo a mons. Roberto Farinella, inviato dal Santo Padre come Vescovo alla Chiesa che è in Biella, la Liturgia ci fa chiedere, nella preghiera colletta, carissimi Fratelli e Sorelle, la cosa indispensabile: che Dio custodisca la nostra famiglia. Con questa invocazione è messo davanti ai nostri occhi che la comunità parrocchiale è una famiglia e che, come tale essa è chiamata a vivere: con lo stesso amore, lo stesso spirito di comunione, la stessa dedizione, la stessa collaborazione, la stessa discrezione e delicatezza, la stessa pazienza e capacità di sopportazione, la stessa cura e attenzione, la stessa capacità di parlare e di far silenzio a seconda che le situazioni richiedano l’una o l’altra cosa, la stessa umiltà, lo stesso affetto che caratterizzano una famiglia se è sana. Senza mai dimenticare che «unico fondamento della nostra speranza è la grazia che viene da te», che viene dal Signore, e che noi accogliamo solo se ci disponiamo a vivere con fede e nella carità vera (ubi caritas est vera…) la nostra vita di figli di Dio e di fratelli tra noi.

La vita della comunità parrocchiale, come la vita di una comunità familiare, non si regge senza l’esercizio delle virtù umane e cristiane. La grazia di Dio ci è data proprio per sostenerci in questo cammino a cui è indispensabile la preghiera. Ricordavo, a questo proposito, ai Religiosi e alle Religiose della nostra diocesi, quanto il Santo Padre ha detto loro recentemente riguardo alla preghiera; ma sono parole che valgono per tutti, nella vocazione di ognuno: «La preghiera è tornare sempre alla prima chiamata, al Signore Gesù che mi ha invitato a esserGli vicino. La preghiera, dunque, è ciò che fa che io lavori per quel Signore, per il Signore, non per i miei interessi o per l’istituzione nella quale lavoro. La preghiera è l’aria che ci fa respirare e rinnovare la chiamata che abbiamo ricevuto. Non si può vivere, non si può discernere ciò che sta accadendo senza parlare con il Signore. La Chiesa ha bisogno di uomini e donne che preghino».

Quasi vent’anni fa, al termine del Grande Giubileo che ha segnato l’inizio del Terzo Millennio cristiano, proprio su questo elemento speciale della preghiera nella vita delle comunità ha insistito san Giovanni Paolo II: “Non esito a dire che la prospettiva in cui deve porsi tutto il cammino pastorale è quella della santità. È ora di riproporre a tutti con convinzione questa «misura alta» della vita cristiana ordinaria: e per questo c’è bisogno di un cristianesimo che si distingua innanzitutto nell’arte della preghiera. Nella preghiera si sviluppa quel dialogo con Cristo che ci rende suoi intimi: «Rimanete in me e io in voi» (Gv 15,4). Questa reciprocità è la sostanza stessa, l’anima della vita cristiana ed è condizione di ogni autentica vita pastorale. Sì, carissimi Fratelli e Sorelle, le nostre comunità cristiane devono diventare autentiche «scuole» di preghiera, dove l’incontro con Cristo si esprima anche in rendimento di grazie, lode, adorazione, contemplazione, ascolto, ardore di affetti, fino ad un vero «invaghimento» del cuore. Una preghiera intensa, dunque, che tuttavia non distoglie dall’impegno nella storia: aprendo il cuore all’amore di Dio, lo apre anche all’amore dei fratelli, e rende capaci di costruire la storia secondo il disegno di Dio.

Accontentarsi di una preghiera superficiale, incapace di riempire la vita, fa sì che si sarebbe non solo cristiani mediocri, ma «cristiani a rischio». Occorre allora che l’educazione alla preghiera diventi in qualche modo un punto qualificante di ogni programmazione pastorale. Quanto gioverebbe che nelle comunità parrocchiali ci si adoperasse maggiormente perché tutto il clima fosse pervaso di preghiera. Il massimo impegno, certamente, va posto nella liturgia, «il culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e, insieme, la fonte da cui promana tutta la sua virtù». Soprattutto l’Eucaristia domenicale, vera Pasqua della settimana. In molte regioni i cristiani sono, o stanno diventando, un «piccolo gregge» (Lc 12,32). Ciò li pone di fronte alla sfida di testimoniare con maggior forza, spesso in condizione di solitudine e di difficoltà, gli aspetti specifici della propria identità. L’Eucaristia domenicale, è il luogo privilegiato dove la comunione è costantemente annunciata e coltivata. Un rinnovato coraggio pastorale vengo poi a chiedere perché la quotidiana pedagogia delle comunità cristiane sappia proporre in modo suadente ed efficace anche la pratica del sacramento della Riconciliazione, facendo ogni sforzo per fronteggiare la crisi del «senso del peccato» che si registra nella cultura contemporanea, ma più ancora a riscoprire Cristo come colui nel quale Dio ci mostra il suo cuore compassionevole.

Impegnarci con maggior fiducia, nella programmazione che ci attende, ad una pastorale che dia tutto il suo spazio alla preghiera, personale e comunitaria, significa rispettare un principio essenziale della visione cristiana della vita: il primato della grazia. C’è una tentazione che da sempre insidia ogni cammino spirituale e la stessa azione pastorale: quella di pensare che i risultati dipendano dalla nostra capacità di fare e di programmare. Certo, Iddio ci chiede una reale collaborazione alla sua grazia, e dunque ci invita ad investire, nel nostro servizio alla causa del Regno, tutte le nostre risorse di intelligenza e di operatività. Ma guai a dimenticare che «senza Cristo non possiamo far nulla» (cfr Gv 15,5). La preghiera ci fa vivere appunto in questa verità. Essa ci ricorda costantemente il primato di Cristo e, in rapporto a lui, il primato della vita interiore e della santità. Quando questo principio non è rispettato, c’è da meravigliarsi se i progetti pastorali vanno incontro al fallimento e lasciano nell’animo un avvilente senso di frustrazione? Consentite al Successore di Pietro, in questo inizio di millennio, di invitare tutta la Chiesa a questo atto di fede, che s’esprime in un rinnovato impegno di preghiera.

Questa passione non mancherà di suscitare nella Chiesa una nuova missionarietà, che non potrà essere demandata ad una porzione di «specialisti», ma dovrà coinvolgere la responsabilità di tutti i membri del Popolo di Dio. Occorre un nuovo slancio apostolico che sia vissuto quale impegno quotidiano delle comunità e dei gruppi cristiani. La proposta di Cristo va fatta a tutti con fiducia. Ci si rivolgerà agli adulti, alle famiglie, ai giovani, ai bambini, senza mai nascondere le esigenze più radicali del messaggio evangelico, ma venendo incontro alle esigenze di ciascuno quanto a sensibilità e linguaggio. E nel raccomandare tutto questo, penso in particolare alla pastorale giovanile» (Novo Millennio Ineunte, 32-40).

2. Carissimo don Mauro, grazie per aver generosamente accettato di unire all’impegno di Rettore del caro santuario di N. S.ra Regina del Monte Stella quello della cura pastorale della Parrocchia della Cattedrale! La mia gratitudine nei Suoi confronti è pari alla stima e all’affetto che ho per Lei. L’augurio che Le posso fare è di trovare una comunità disposta a rinnovare profondamente il suo cammino e a vivere alla luce di quanto abbiamo ascoltato dalla voce dei Sommi Pastori… Ciò che come Parroco Lei viene a portare è, sì, il dono di sé nel servizio alla comunità, ma non è se stesso: Lei porta il dono della salvezza che Cristo Signore ha realizzato facendosi uomo e stendendo le braccia sul legno della Croce. Lei sa, per esperienza, che la vera efficacia del suo ministero sta nell’attingere forza al Cuore di Cristo nella preghiera, nell’adorazione, nell’ascolto della divina Parola. «Quando permettiamo a Dio di condurci al di là di noi stessi, noi raggiungiamo il nostro essere più vero. Lì sta la sorgente dell’azione evangelizzatrice» (E.G.8).

Come luce per il suo servizio alla Parrocchia della Cattedrale – nella quale vorrei vedere la prima Parrocchia della Diocesi non solo per un titolo d’onore – Lei porterà con sé la parola del Signore risuonata nella I Lettura (Is 6,1-2a.3-8): «Chi manderò e chi andrà per noi?». Quella domanda il Signore Gliel’ha rivolta attraverso la richiesta del Vescovo che ha faticato non poco a trovare chi rispondesse… Lei, come il profeta, ha risposto: «Eccomi, manda me!». Non ha cercato nulla, ha accettato il servizio che Le veniva chiesto. Spero che i parrocchiani siano consapevoli di tutto questo e Le mostrino gratitudine nel diventare sempre più costruttori di una vera comunità cristiana… Porterà con sé anche le parole dell’Apostolo nella II lettura (1Cor 15,1-11): «Vi proclamo, fratelli, il Vangelo che vi ho annunciato e che voi avete ricevuto, nel quale restate saldi e dal quale siete salvati, se lo mantenete come ve l’ho annunciato». E sarà per Lei di immensa consolazione ripensare a quanto nel Vangelo (Lc 5,1-11) oggi abbiamo ascoltato: la ricompensa seguita all’atto di obbedienza fatta a Gesù che aveva detto: «Prendi il largo e gettate le reti per la pesca».

3. Carissimi Fratelli e Sorelle della Parrocchia della Cattedrale, i Parroci si succedono; ciò che non muta è Gesù Cristo e quanto noi abbiamo ascoltato. Siamo in missione, tutti: preti e laici. Il punto di forza della missione sta nella nostra personale e comunitaria adesione a Cristo e al Suo vangelo! I “lontani” sono sempre più numerosi, ma diventeranno meno “lontani” se noi ci faremo a loro “vicini” mostrando nella comunità parrocchiale una vera famiglia, accogliente e evangelica nei rapporti tra le persone. L’ingresso del nuovo Pastore sia per ognuno occasione di rinnovare la consapevolezza che non possiamo accontentarci di gestire l’esistente. Ivrea ha bisogno di uomini e di donne di fede fresca e giovane che annuncino coraggiosamente il Vangelo con la vita e, quando occorre, anche con la parola. E la Parrocchia della Cattedrale, proprio per il fatto che è “della Cattedrale”, ha un compito speciale.

Buon cammino!

Respice stellam, voca Mariam!

Sia lodato Gesù Cristo!