Consiglio Pastorale Diocesano: organo rappresentativo del “popolo di Dio” che costituisce la diocesi

Ritorna il Consiglio Pastorale Diocesano convocato per la prima volta nella serata di venerdì 6 febbraio, in vescovado, per la presentazione dei componenti, delle finalità che gli sono proprie indicate dallo Statuto appena redatto – e anche per la presentazione dello Statuto del Consiglio Pastorale Parrocchiale, che ogni parrocchia dovrà aver formato entro l’inizio della ormai vicina Quaresima. Infatti nei sabati e domeniche di Quaresima il vescovo Daniele incontrerà tutti i Consigli Pastorali Parrocchiali divisi per Vicaria. L’ultimo Consiglio Pastorale Diocesano era stato creato, con decreto vescovile, il 15 novembre 2014 e aveva validità di 5 anni. Al vescovo Daniele Salera è parso dunque che fosse giunto il tempo per ripristinare questo strumento di partecipazione alla vita della Diocesi.

Non si tratta quindi di qualcosa che nasce oggi, ma di una struttura interna alle Chiese particolari che trova giustificazione e sostegno nel Diritto Canonico che attribuisce al CPD il compito di “studiare, valutare e proporre conclusioni operative su quanto riguarda le attività pastorali della diocesi”, stabilendo che l’organo dev’essere “composto da fedeli che siano in piena comunione con la Chiesa cattolica, sia chierici, sia membri di istituti di vita consacrata, sia soprattutto laici; essi vengono designati nel modo determinato dal Vescovo diocesano”. I membri del CPD devono rappresentare “tutta la porzione di popolo di Dio che costituisce la diocesi, tenendo presenti le diverse zone della diocesi stessa, le condizioni sociali, le professioni e inoltre il ruolo che essi hanno nell’apostolato, sia come singoli, sia in quanto associati”.

Sempre secondo il Diritto Canonico, “spetta unicamente al vescovo diocesano, secondo le necessità dell’apostolato, convocare e presiedere il Consiglio Pastorale, che ha solamente voto consultivo; a lui pure unicamente compete rendere di pubblica ragione le materie trattate nel consiglio”.
Lo Statuto del CPD di Ivrea prende le mosse proprio dal Diritto Canonico ed integra scopi, funzionalità e compiti che sono propri della realtà della Chiesa locale; l’attenzione agli ultimi, la ricerca della dimensione comunitaria, missionaria ed ecumenica, l’apporto di Vicarie e Parrocchie, la rappresentatività del “popolo di Dio che è nella diocesi di Ivrea”. Lo statuto affronta ovviamente tutti gli aspetti della gestione e della funzionalità del CPD; dalla partecipazione dei membri al consiglio di presidenza, dalle sessioni di lavoro all’assemblea.

Lunga la lista del lavoro e dei compiti del CPD: studia la realtà pastorale della Diocesi, cerca di discernere “i segni dei tempi”, elabora e propone il piano pastorale, promuove il coordinamento diocesano tra settori pastorali, Vicarie, parrocchie e gruppi ecclesiali operanti in Diocesi, verifica e valuta l’attuazione delle varie iniziative pastorali, esamina tutto ciò che il Vescovo ritiene opportuno di sottoporgli e con lui matura le decisioni, si impegna a realizzare una Chiesa Comunione, promuove la vocazione, che è propria dei laici, di essere come tali chiamati a cercare il Regno di Dio trattando le cose temporali e ordinandole secondo Dio, realizza una spiritualità di comunione, si impegna per migliorare l’attuazione del Concilio Vaticano II, promuove e coordina iniziative rivolte alla fede, la famiglia, l’educazione, la giustizia, la pace e la nonviolenza, il mondo del lavoro, i problemi sociali e la salvaguardia del creato, le relazioni interpersonali, l’emarginazione e l’integrazione in tutti i suoi aspetti e in generale la promozione umana.

Il CPD sarà convocato 4 volte nell’arco dell’anno pastorale, e la convocazione tocca al Vescovo.