Omelia nella Vigilia della festa di S. Gaudenzio Novara, Basilica di S. Gaudenzio, 21 gennaio 2024

21-01-2024

Carissimi Fratelli e Sorelle, Sia lodato Gesù Cristo!

Benché in partenza per Roma, dove con tutti i Vescovi della nostra Regione parteciperò alla Visita ad Limina Apostolorum, l’incontro con il Successore di Pietro, ho la gioia di poter celebrare la S. Messa in questa cara Basilica e ringrazio di cuore per l’invito che anche quest’anno mi è stato fatto. Sono qui a portare al primo Vescovo di Novara l’omaggio della mia personale devozione e quello di tutta la diocesi di Ivrea che si onora di averlo come figlio e affida alla sua preghiera il proprio cammino; e alla vostra comunità l’augurio di godere della sua protezione.

  1. Guardando a lui, esempio insigne di come si risponde alla chiamata del Signore e si diventa discepoli nel corso dell’intera esistenza, noi accogliamo la Parola di Dio risuonata in questa Santa Liturgia domenicale:

– il sì del popolo di Ninive all’invito a convertirsi;

– l’impostazione fondamentale della via cristiana che l’Apostolo Paolo ci ha ricordato, chiedendoci di vivere, quaggiù, sulla terra, con lo sguardo rivolto alle cose che non passano, a Dio che è il Signore della vita e il punto di riferimento di ogni nostro pensiero e di ogni nostra azione: “Passa la scena di questo mondo” – ci ha detto san Paolo – e dunque “quelli che usano i beni del mondo li usino come se non li usassero pienamente”: li usino cioè sapendo che siamo in cammino verso la dimora eterna, e che il Signore Gesù ci ha acquistato la salvezza a caro prezzo, con il Suo Sangue versato sulla croce.

– E infine il Vangelo, con la chiamata a diventare discepoli rivolta ai primi quattro che Gesù ha incontrato.

Ci soffermiamo su questa pagina perché la stessa chiamata Gesù rivolge anche a noi e la nostra risposta è la continuazione di quella di quei primi.

Mentre camminava lungo il mare di Galilea – abbiamo ascoltato – Gesù vide due fratelli, Simone e Andrea, che gettavano la rete in mare, poiché erano pescatori. Poi vide altri due fratelli, Giacomo e Giovanni, che nella barca riassettavano le reti… A tutti e quattro disse: “Seguitemi, vi farò diventare pescatori di uomini”. “Ed essi subito, lasciate le reti e la barca, lo seguirono”.

Qualche sottolineatura:

  1. a) Gesù vide. Nello sguardo di Gesù su di noi c’è tutta la Sua attenzione, il suo amore per noi…

Ci chiama perché ci ama; perché sa che abbiamo bisogno di Lui…

Una domanda si impone: lo sentiamo vivo su di noi, nella nostra vita, questo sguardo?

Per accoglierlo dobbiamo guardare a Lui, essere con Lui, entrare in un rapporto di familiarità… Il Suo sguardo ci permette di vedere quello che realmente siamo e ci strappa dalla più dolorosa delle solitudini: il rimanere chiusi nelle nostre fragilità, nelle nostre paure, nei nostri peccati…: soli con se stessi, senza vedere Chi ci salva!

  1. b) La chiamata di Gesù ai primi quattro avviene – è un altro importante elemento nel brano evangelico di oggi – nel pieno scorrere della loro vita quotidiana: non sulle nuvole, ma nelle concrete situazioni di lavoro, di rapporti, di impegno! La chiamata di Gesù coinvolge la nostra umanità, nella sua concretezza… Per quei quattro pescatori inizia una nuova storia. Ed è quanto accade anche a noi… Il Signore passa anche oggi lungo il mare delle nostre giornate, nello stato di vita di ognuno, mentre compiamo i doveri di ogni giorno…

Anche qui una domanda si impone: facciamo attenzione al fatto che Gesù ci chiama a seguirlo diventando suoi discepoli?…

Diventare! Occorre diventare per essere! La prima risposta alla chiamata è solo l’inizio del nostro sì, ma è necessario il cammino lungo tutto il corso della vita: un cammino di crescita che si compie nella misura in cui ci conformiamo al Maestro attraverso l’ascolto della Sua Parola, la preghiera, la partecipazione cosciente ai Sacramenti, l’esercizio della carità, la testimonianza coraggiosa e aperta della nostra fede e il rimanere fedeli  all’insegnamento di Gesù che non muta nel corso dei secoli, perché Lui è “LA Via, LA Verità e LA Vita” e ci dice: “Io sono la Luce del mondo. Chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita”.

  1. Carissimi Fratelli e Sorelle,

è questo cammino di crescita che ha reso grande il nostro Padre san Gaudenzio, in un tempo in cui una coraggiosa testimonianza di fede era chiesta al cristiano nella drammatica situazione di tracollo dell’Impero, affrettato anche dalle spaventose invasioni barbariche; e, per la vita della Chiesa la virulenza dell’eresia ariana che, negando la divinità di Cristo, minava la fede cristiana alle radici. Il martirio di chi rimaneva fedele alla santa dottrina proclamata nel Concilio di Nicea era ora quello dell’emarginazione e dell’esilio.

In quell’epoca difficile e dolorosa il Signore fece dono alla Chiesa di grandi figure di Pastori: tra i numerosi, fioriti ovunque nella Chiesa, Ambrogio di Milano, Eusebio di Vercelli, Massimo di Torino, per citare solo quelli a noi geograficamente più vicini. Ad essi – in particolare ad Eusebio – Gaudenzio si ispirò nel suo personale cammino di fede e nell’esercizio del suo ministero a Novara, dove Eusebio lo aveva inviato come prete e dove per vent’anni eserciterà il ministero episcopale predicando e testimoniando Cristo anche con eccezionali doti di formatore di nuovi sacerdoti.

Ci aiuti san Gaudenzio a testimoniarlo noi pure, convinti che la nostra fedeltà a Lui è anche il servizio più grande (e urgente) che possiamo rendere alla confusa società dei nostri giorni!

Sia lodato Gesù Cristo!