Carissimi fratelli e sorelle, vorrei farvi arrivare i miei più affettuosi auguri di buon Natale e felice Anno nuovo.
In questi giorni mi sono lasciato ispirare più volte dalla lettura di una delle più interessanti biografie di san Francesco d’Assisi: la Vita Prima di Tommaso da Celano. In quest’opera, il biografo ricorda a più riprese che il santo “Meditava continuamente le parole del Signore e non perdeva mai di vista le sue opere. Ma soprattutto l’umiltà dell’incarnazione e la carità della passione aveva impresse così profondamente nella sua memoria, che difficilmente gli riusciva di pensare ad altro” (FF 467). Di seguito Tommaso riporta il famoso episodio del presepe di Greccio, evento attraverso cui il santo di Assisi voleva riprodurre la scena della nascita del bambino Gesù, nel tentativo di osservare perfettamente il santo Vangelo, imitando “con tutto l’impegno, con tutto lo slancio dell’anima e del cuore, la dottrina e gli esempi del Signore nostro Gesù Cristo” (FF 466).
Mi colpisce questo desiderio di Francesco di entrare nel mistero dell’Incarnazione nella prospettiva dell’umiltà. Il santo aveva capito esattamente che la nascita in una mangiatoia a Betlemme in umili condizioni, non era assolutamente un dato casuale, anzi raccontava effettivamente quali sarebbero poi state le scelte e lo stile di vita del nostro Redentore.
La stessa evidenza viene offerta a noi dalla prima Esortazione Apostolica di Papa Leone XIV: la Dilexi te. Ecco come il Santo Padre ne parla in uno dei passaggi iniziali del documento: “Fin dal suo ingresso nel mondo, Gesù ha fatto esperienza delle difficoltà relative al rifiuto. L’evangelista Luca, narrando l’arrivo a Betlemme di Giuseppe e Maria, ormai prossima al parto, osserva con rammarico: “per loro non c’era posto nell’alloggio” (Lc 2,7). Gesù nacque in umili condizioni; appena nato fu adagiato in una mangiatoia; e ben presto, per salvarlo dalla morte, i suoi genitori fuggirono in Egitto (cfr. Mt 2, 13-15). All’inizio della sua vita pubblica fu scacciato da Nazareth dopo che nella sinagoga aveva annunciato l’adempiersi in Lui dell’anno di grazia di cui gioiscono i poveri (cfr Lc 4,14-30). Non vi fu luogo accogliente nemmeno per la sua morte: lo condussero fuori da Gerusalemme per la crocifissione (cfr Mc 15,22). È in questa condizione che si può riassumere in maniera chiara la povertà di Gesù. Si tratta della stessa esclusione che caratterizza la definizione dei poveri: essi sono gli esclusi dalla società. Gesù è la rivelazione di questo privilegium pauperum. Egli si presenta al mondo non solo come Messia povero, ma anche come Messia dei poveri e per i poveri” (DT 19).
Ed ecco che i miei auguri di buon Natale non possono prescindere da questa attenzione a cui il Santo Padre ci richiama: il Natale è per tutti la festa della tenerezza, e in alcuni casi anche di una ritrovata comunione per tante nostre famiglie. Ci si stringe accanto alle persone care, si vivono momenti in cui insieme alle tante tradizioni religiose e popolari, abbiamo la possibilità di ritrovare la gioia e la bellezza dello stare insieme. Inoltre il Natale è anche l’occasione per riposare, per vedere luoghi cari alla memoria o per trovare pace a contatto con la natura. Tante sono le modalità con cui possiamo viverlo, ma certamente il Vangelo, le indicazioni molto chiare che riceviamo da Papa Leone e l’esempio dei santi, ricordano come ci sia una via sicura attraverso cui noi possiamo trovarci al cospetto del bambino Gesù: stare con i poveri. Non vi è, in questa proposta per vivere in modo autentico il Natale, nulla di più che il desiderio di fare come Gesù ha fatto, vivere come Gesù è vissuto, condividere come Gesù ha condiviso. Come san Francesco, sarà un modo per immergersi nella vita di Dio volendo “osservare perfettamente e sempre il santo Vangelo” (FF 466). Stare con i poveri è diverso dal fare una donazione, è scegliere di condividere un po’ della loro vita e del loro vissuto interiore, ascoltarli, portare un po’ dei loro pesi, laddove la povertà prende oggi anche le forme dell’isolamento, della solitudine, del giudizio e del pregiudizio, della sofferenza, della malattia o del dolore insopportabile. Così ricordiamo anche i dolori insopportabili della famiglia di Renato, giovane di Lombardore, che ha perso la vita in un incidente in moto, e della famiglia della piccola Lucia deceduta sulla A5 mentre con la mamma tornava verso casa a Quincinetto. Non vogliamo lasciarvi soli, perché abbiamo capito che in queste storie di dolore e di sofferenza, di solitudine e di povertà c’è il Signore che in voi e con voi geme, e che non ci sono altre grotte in cui cercarlo se non quelle in cui voi vi trovate a vivere.
+ Daniele Salera
Vescovo di Ivrea
