Consiglio Pastorale Diocesano e Consiglio Pastorale Parrocchiale: vivere un’esperienza di comunione

Con il nuovo anno solare vivremo la seconda fase del cammino diocesano, prefigurata nella mia Lettera pastorale “Vivere e annunciare la riconciliazione”. In questo tempo – che in parte coinciderà con la Quaresima – daremo vita a tutti gli organismi di partecipazione previsti dal Diritto canonico e richiesti dal Cammino sinodale che la Chiesa intera sta vivendo in questi anni.
Il legame fra la composizione dei vari Consigli (Presbiterale – già a dicembre 2025 -, Pastorale Diocesano, Pastorale Parrocchiale, Diocesano e Parrocchiale per gli Affari Economici) e il cammino indicato nella Lettera pastorale è espresso dal desiderio che questi organismi di partecipazione non favoriscono tanto il moltiplicarsi di strutture e “processi burocratici”, quanto piuttosto l’unità dei carismi, il dialogo, il confronto costruttivo, e dunque stiano vissuti da chi ne fa parte come vere e proprie “scuole” di comunione e riconciliazione.
Imparare a dialogare, a confrontarsi anche con chi non la pensa come noi, valorizza i carismi di tutti riconoscendo in essi un dono che Dio ha fatto alla nostra Chiesa locale: ecco uno degli obiettivi di questi organismi; il secondo corrisponde alla possibilità che queste esperienze daranno a tutti noi di interrogarci – in un clima di preghiera e ascolto della Parola e della realtà – circa la volontà di Dio per noi.

Spesso procediamo per automatismi o abitudini, andiamo avanti facendo sempre le stesse cose e ci lamentiamo perché non otteniamo più quanto ricordiamo del nostro passato, perché siamo sempre di meno e sempre meno giovani. Questo tipo di lamentele sono piuttosto l’effetto di un cammino ecclesiale che non si lascia illuminare dalla Parola e animare dalla grazia, che non legge più “i segni dei tempi”.
A tal proposito mi piace riprendere un passaggio tratto dal Documento con cui San Giovanni XXIII indiceva il Concilio: “Noi invece amiamo riaffermare la Nostra incrollabile fiducia nel divin Salvatore del genere umano, che non ha affatto abbandonato i mortali da lui redenti. Anzi, seguendo gli ammonimenti di Cristo Signore che ci esorta ad interpretare “i segni dei tempi” (Mt 16,3), fra tanta tenebrosa caligine scorgiamo indizi non pochi che sembrano offrire auspici di un’epoca migliore per la Chiesa e per l’umanità” (Humanae salutis 4).

Rileggendo questo profetico documento (del 1961), sembra arrivare anche a noi la medesima raccomandazione che il “papa buono” volle offrire alla Chiesa e al mondo: il Signore non è assente, non sta altrove, non è in silenzio, ha salvato il mondo e continua a farlo anche attraverso la nostra collaborazione (e sembra anche attraverso le nostre infedeltà). Sarà importante formare coloro che faranno parte di queste nuove realtà: formarli/le ad intraprendere questa nuova missione con una mentalità nuova, che non applichi gli schemi di sempre, che non imponga il suo pensiero e le sue idee, bensì si disponga all’ascolto, al discernimento, all’elaborazione di proposte.

Per questo siamo decisi e confidenti nel partire, per questo abbiamo fiducia che il lavoro di questi organismi avrà molto a che fare con una rinnovata comunione che il Signore vorrà donare alla nostra Chiesa di Ivrea. Il Consiglio Pastorale Diocesano in particolare (composto da battezzati provenienti dall’intero territorio della Diocesi e da coloro che vivono parte del proprio servizio negli Uffici Pastorali della Curia, o da me direttamente nominati), dopo un iniziale percorso formativo, sarà chiamato a pregare insieme, a leggere la realtà diocesana, a trovarvi connessioni con le prossime Lettere pastorali, a vivere infine un’esperienza di comunione che aiuti tutta la Diocesi a seguire il Signore senza precederLo.

+ Daniele, Vescovo