Omelia nella S. Messa per il 400.mo anniversario della nascita del P. Antonio Defera, C. O. – Borgomasino

23-03-2016

A quattro secoli dalla Apparizione della Vergine Santa in questo luogo, venuta a portare conforto ad un povero ragazzo, Giovannino, che vediamo inginocchiato ai suoi piedi nel gruppo statuario caro a tutti coloro che amano questo santuario e in esso venerano Maria con affetto di figli, è una grande gioia per me, ultimo – non solo cronologicamente – dei Vescovi di Ivrea, rinnovare il gesto che i miei Predecessori, fino al caro Monsignor Luigi Bettazzi, hanno compiuto ponendo una Corona sul capo della Tuttasanta Madre di Dio.

Che significato assume questo gesto?

L‟Incoronazione della Vergine ha il suo significato in relazione alla Incoronazione di Gesù Cristo, Re dell‟universo. Partecipe come nessun‟altro di tutto il Mistero di Cristo, Maria partecipa anche della gloria di Cristo risorto che siede alla destra del Padre ed è salutato dalla Chiesa Vincitore della morte e del peccato, Signore di tutto ciò che esiste, Re dell‟universo. Nella festa della Assunzione di Maria al Cielo in corpo e anima, in tutta la Sua Persona, la Chiesa canta: «Oggi Maria è salita nei cieli. Rallegratevi! Con Cristo regna per sempre». Queste parole – che pronunciamo alla luce della Parola di Dio risuonata oggi tra noi – ci danno il senso vero della vita.

C‟è in esse, innanzitutto, il richiamo al «Cielo» che è la destinazione della nostra vita oltre la morte… Ci crediamo? Non solo vagamente, ma con la certezza che – come insegna il Catechismo della Chiesa Cattolica – «il desiderio di Dio è inscritto nel cuore dell’uomo, perché l’uomo è stato creato da Dio e per Dio e soltanto in Dio troverà la Verità e la felicità che cerca senza posa. Il cielo è il fine ultimo dell’uomo e la realizzazione delle sue aspirazioni più profonde. E’ chiamata “cielo” questa comunione di vita e di amore con la SS. Trinità, con la Vergine Maria, gli Angeli e tutti i Santi. Gesù Cristo ci ha “aperto” il cielo con la sua morte e risurrezione: «Questa – dice un antico Padre della Chiesa– sarà la tua gloria e la tua felicità: essere ammesso a vedere Dio, avere l’onore di partecipare alle gioie della salvezza e della luce eterna insieme con Cristo e godere le gioie dell’immortalità raggiunta, nel regno dei cieli, insieme con i giusti e gli amici di Dio».

C‟è il «cielo», e c‟è quel «Rallegratevi!»: l‟invito a gioire per il fatto che Maria è ormai pienamente partecipe della vittoria del Figlio suo; l‟invito a sperimentare la gioia che scaturisce dal fatto che non il nulla ci attende, ma la pienezza della vita, e che questa vita, nella concretezza della nostra esistenza quotidiana, è orientata al cielo, all‟ingresso definitivo nella Casa del Padre, dove il Signore Gesù – ce lo ha detto Lui stesso – è andato a prepararci un posto: «Non sia turbato il vostro cuore. Io vado a prepararvi un posto».

C‟è, infine, nel canto della Chiesa, la modalità con cui la pienezza di vita sarà vissuta in Paradiso: «Maria con Cristo regna per sempre»; e queste parole ci svelano anche l‟impostazione che già ora, sulla terra, dobbiamo dare alla nostra vita per entrare, dopo la morte, nella piena felicità: già ora si tratta di regnare con Cristo, e, questo regnare si esprime nei gioni terreni nel condividere la Sua Croce, la Sua corona di spine, il Suo inginocchiarsi a lavare i piedi…: regnare è servire, donarsi, conformarsi a Cristo, esercitando il “sacerdozio regale” che tutti abbiamo ricevuto nel S. Battesimo e che da tutti quindi deve essere esercitato nei diversi ambiti dell‟esistenza, nella vita anche sociale e politica alla quale siamo chiamati a partecipare alla luce di una chiara ispirazione cristiana, senza dimenticare quanto insegnava san Giovanni Paolo II: «Per la loro appartenenza a Cristo Signore e Re dell’universo i fedeli vivono la regalità cristiana, anzitutto mediante il combattimento spirituale per vincere in se stessi il regno del peccato, e poi mediante il dono di sé per servire Gesù stesso, nella carità e nella giustizia».

Anche a questo riguardo mi sia permessa, Amici, una domanda: quella posta dal grande Pontefice san Paolo VI in una sua catechesi del „67… Dopo aver presentato, alla luce del Concilio Vaticano II, la natura e l‟esercizio del sacerdozio regale dei battezzati, egli diceva: «Dobbiamo chiedere a noi stessi se la coscienza del carattere sacro della nostra vita, compaginata a quella di Cristo, sia davvero in noi sveglia ed operante; se essa ci aiuti a ben giudicare il bene e il male morale; e se la doverosa premura di distinguere il sacro dal profano, tanto nel campo del sapere come in quello dell’operare, non ci faccia spesso dimenticare che siamo tutti rivestiti d’un carattere sacerdotale, e non ci porti a dissacrare la nostra mentalità, il nostro abito, la nostra attività; vi è una tendenza a far scomparire il nome di cattolico, a tutto laicizzare e desacralizzare. Sarebbe tale tendenza conforme allo spirito del Concilio? avrebbe essa la virtù di animare quel rinnovamento che il Concilio intende promuovere? Fatte le debite distinzioni, a Noi non sembra. E a voi, diletti Figli, che cosa sembra?» .

Carissimi Fratelli e Sorelle, con una intensità rinnovata dal 400° Anniversario della Apparizione di Maria in questa zolla di terra canavesana, noi volgiamo oggi lo sguardo alla Vergine-Madre, accogliendo su di noi il Suo sguardo che Le chiediamo nella Salve Regina: Rivolgi a noi gli occhi tuoi misericordiosi…

Maria, Madre nostra, noi vogliamo in questo momento rinnovare a Te l‟affidamento che Gesù fece di ognuno di noi al tuo Cuore di Madre. Ti affidiamo e consacriamo tutte le comunità della nostra Diocesi, perché, vivendo la fede, siano il terreno in cui possono germogliare le vocazioni al Sacerdozio e alla Vita consacrata, le vocazioni al Matrimonio cristiano. Ti affidiamo i giovani, gli anziani, i padri e le madri, le famiglie… Risuonino nel nostro cuore le parole del Tuo “Magnificat”: Dio depone i potenti dai troni e innalza gli umili… Donaci l‟umiltà vera; accresci in noi lo spirito di preghiera, la consapevolezza che partecipare alla Messa della domenica, prima che un dovere, è una esigenza profonda del vivere cristiano; insegnaci la carità – quella vera: “Ubi caritas est vera” – all‟interno delle nostre comunità, il paziente lavoro di costruire rapporti veri che le rendano attraenti per chi sta fuori; insegnaci ad amare Dio con tt il cuore e con tutta la mente e ad amare il prossimo come noi stessi.

Tu, Madre della divina Grazia, nostra Madre e Regina, indicaci continuamente il vero scopo della nostra vita, e guidaci al Cielo! Il Vescovo, chiedendo a tutti di unirsi in questo atto di fede e di amore, affida e consacra al Tuo Cuore Immacolato tutta la Diocesi chiedendo a Te di ottenere da Dio un nuovo slancio in questo tempo in cui indifferenza e lontananza da Dio caratterizzano la società, con esiti di inquietudine, di paura e di sconforto che sono sotto gli occhi di tutti… Sia lodato Gesù Cristo!

INCORONAZIONE DI UN’IMMAGINE DELLA B. VERGINE MARIA (Benedizionale)

Benedetto sei tu, Signore, Dio del cielo e della terra, che nella tua giustizia e misericordia disperdi i superbi ed esalti gli umili. Di questo tuo meraviglioso disegno ci hai offerto il modello perfetto nel Verbo fatto uomo e nella sua Vergine Madre. Il Cristo tuo Figlio, che si è umiliato volontariamente fino alla morte di croce, risplende nell’eterna gloria e siede alla tua destra, re dei re e signore dei signori. E colei che si è chiamata tua serva, la Vergine da te eletta come genitrice del Redentore e vera madre dei viventi, innalzata sopra i cori degli angeli, regna gloriosa accanto al suo Figlio e prega per tutti gli uomini, avvocata di grazia e regina di misericordia. Guarda con bontà, Signore, il tuo popolo, che nel porre il diadema regale all’immagine della Madre del Cristo tuo Figlio, riconosce il Signore Gesù re dell’universo e acclama regina la Vergine Maria. Concedi, o Padre, che seguendo il loro esempio anche noi ci consacriamo al tuo servizio e ci rendiamo disponibili l’un l’altro nella carità; così nella vittoria sull’egoismo e nel dono senza riserve adempiremo la tua legge e condurremo a te i nostri fratelli. Fa’ che siamo lieti di vivere umili e poveri in terra, per raggiungere un giorno la gloria del cielo, dove tu stesso darai la corona della vita ai tuoi servi fedeli. Per Cristo nostro Signore. R. Amen.