Omelia della Domenica delle Palme. 5 aprile 2020

05-04-2020

Domenica delle Palme.
Riviviamo, Fratelli e Sorelle, l’ingresso di Gesù a Gerusalemme: umile, cavalcando un asinello, acclamato però come un Re e più che un Re: Benedictus qui venit in nomine Domini gridavano i pueri Hebraeorum portantes ramos olivarum, mentre i più grandi stendevano i loro mantelli al Suo passaggio…

Poi, commemorato – quest’anno in modo molto semplice – con gioia questo evento, nella Santa Liturgia, all’improvviso, un cambio di tono: risuona l’orazione colletta: “Dio onnipotente ed eterno, che hai dato come modello agli uomini il Cristo tuo Figlio, nostro Salvatore, fatto uomo e umiliato fino alla morte di croce, fa’ che abbiamo sempre presente il grande insegnamento della sua passione, per partecipare alla gloria della risurrezione”. Il grande insegnamento della sua passione…

Della Sua Passione una “icona” l’ha messa davanti ai nostri occhi la dolorosa vicenda che ha accompagnato quest’anno tutta la Quaresima… Dolore, preoccupazioni, timori, sofferenza dei malati, l’impegno dei medici e del personale sanitario spinto all’eroismo, la morte in solitudine di chi non ce l’ha fatta, il peso, per alcuni, di recarsi al lavoro, in queste difficili condizioni… Non è paragonabile a tutto questo – viene da pensare – il sacrificio di stare in casa per la doverosa prevenzione di salvaguardia del bene della salute; ma pure per un atto di carità: e non è difficile comprenderne il perché…

Siamo discepoli del Crocifisso. Risorto, ma che porta sul Suo Corpo glorioso le piaghe della Passione, e ci chiama a compiere ciò che manca nella nostra carne al Suo sacrificio.
Per cogliere il senso del dolore, di tutto il dolore che bussa alla nostra porta, e quindi anche di questa terribile situazione di pandemia (e comprenderne il senso è indispensabile per vivere da uomini), noi cristiani non abbiamo altro riferimento che la Croce di Cristo.

Proviamo a ripeterci la frase di san Paolo che ho citato e sulla quale spesso scorre con poca attenzione la nostra lettura.
Talvolta è tradotta: compio nella mia carne ciò che manca al sacrificio di Cristo, come se il sacrificio di Cristo non bastasse… La traduzione esatta è: compio ciò che manca nella mia carne, in me, al sacrificio di Cristo… Non si tratta di sottigliezze: nella mia carne, nella mia vita concreta di essere umano redento da Cristo, manca qualcosa… e, finché questo manca, il dono di Cristo c’è, ma io lo accolgo davvero? In più: come posso amare il Salvatore senza condividere con Lui anche la croce? Un atto d’amore, quindi! Una condivisine di tutto…

E’ la vita del discepolo del Crocifisso risorto!