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Anno dedicato a S. Giuseppe

L’8 Dicembre scorso, carissimi Fratelli e Sorelle, 150° anniversario della Dichiarazione di S. Giuseppe quale Patrono della Chiesa Universale, il Santo Padre Francesco ci ha donato la Lettera Apostolica “Patris corde” con la quale ha indetto uno speciale Anno dedicato al Santo ed ha inteso «condividere alcune riflessioni personali su questa straordinaria figura, tanto vicina alla condizione umana di ciascuno di noi». «Tale desiderio – scrive il Papa – è cresciuto durante questi mesi di pandemia, in cui possiamo sperimentare, in mezzo alla crisi che ci sta colpendo, che le nostre vite sono tessute e sostenute da persone comuni – solitamente dimenticate – che non compaiono nei titoli dei giornali e delle riviste né nelle grandi passerelle dell’ultimo show ma, senza dubbio, stanno scrivendo oggi gli avvenimenti decisivi della nostra storia. […] Tutti possono trovare in San Giuseppe, l’uomo che passa inosservato, l’uomo della presenza quotidiana, discreta e nascosta, un intercessore, un sostegno e una guida nei momenti di difficoltà».

Chiedo a tutte le comunità parrocchiali di dedicare in ogni mese di quest’anno – ad esempio, il 19; o altro giorno conveniente – una iniziativa di preghiera e di proposta di riflessione sul testo della Lettera Apostolica la quale evidenzia della paternità di San Giuseppe alcune tratti fondamentali: 1. Padre amato – 2. Padre nella tenerezza – 3. Padre nell’obbedienza – 4. Padre nell’accoglienza – 5. Padre dal coraggio creativo – 6. Padre lavoratore 7. Padre nell’ombra.

Saranno comunicate le iniziative pensate a livello diocesano, nella speranza che l’evolversi della situazione consenta di attuarle interamente.

Nel frattempo invito tutti a pregare ogni giorno con l’orazione che Papa Francesco ci propone nella Lettera Apostolica :

«Salve, custode del Redentore, e sposo della Vergine Maria. A te Dio affidò il suo Figlio; in te Maria ripose la sua fiducia; con te Cristo diventò uomo. O Beato Giuseppe, mostrati padre anche per noi, e guidaci nel cammino della vita. Ottienici grazia, misericordia e coraggio, e difendici da ogni male. Amen».

O con quella di cui Egli stesso scrive: «Tutti i giorni, da più di quarant’anni, dopo le Lodi, recito una preghiera a San Giuseppe tratta da un libro francese di devozioni, dell’Ottocento»:

«Glorioso Patriarca San Giuseppe, il cui potere sa rendere possibili le cose impossibili, vieni in mio aiuto in questi momenti di angoscia e difficoltà. Prendi sotto la tua protezione le situazioni tanto gravi e difficili che ti affido, affinché abbiano una felice soluzione. Mio amato Padre, tutta la mia fiducia è riposta in te. Che non si dica che ti abbia invocato invano, e poiché tu puoi tutto presso Gesù e Maria, mostrami che la tua bontà è grande quanto il tuo potere. Amen».

Ivrea, 12 Gennaio 2021

+ Edoardo, vescovo

Auguri di Natale del vescovo

S. Natale 2020

“E’ apparsa la grazia di Dio apportatrice di salvezza per tutti gli uomini”.

E’ l’annunzio, Signore, che accogliamo anche quest’anno, come in ogni altro Natale. Tante situazioni, non solo l’epidemia, stendono un velo di tristezza, ma il dono che Tu ci offri colma di gioia il nostro cuore. In Te, divenuto umanamente incontrabile, noi troviamo la pace. La gratuità del Tuo amore ci dà la certezza di essere amati. E noi Ti diciamo, con il grande Michelangelo:

“ma che poss’io, Signor, se a me non vieni con la tua usata, ineffabil cortesia?”

Buon Natale!

+ Edoardo, vescovo


Messaggio di Natale 2020

Alla Chiesa che è in Ivrea e a tutti coloro che vivono nel suo territorio

Alla Chiesa che è in Ivrea

e a tutti coloro che vivono nel suo territorio

Messaggio di Natale 2020

Ivrea, 16 Dicembre 2010

Carissimi Fratelli e Sorelle,

Carissimi Amici,

celebriamo il Natale, quest’anno, nel tempo triste in cui l’epidemia del Covid-19 continua a seminare paura, abbatte gli animi, demoralizza, crea problemi, mostra conseguenze gravi in molti aspetti del vivere sociale e ne lascia intravedere anche per il futuro…

Ma è il Natale di Gesù Cristo, l’evento della nascita del Salvatore quello che noi celebriamo, quale che sia  la situazione: non il ricordo di un fatto del passato, ma qualcosa che accade oggi, reso presente dalla S. Liturgia nel Mistero celebrato. L’«Oggi» che il Vangelo proclama – «Oggi è nato per voi il Salvatore. Troverete un bambino avvolto in fasce e deposto nella mangiatoia» – diventa il nostro “oggi”, quello che stiamo vivendo.

La nascita di questo bambino ha inaugurato una storia che dura da venti secoli, iniziata in una grotta delle montagne di Giudea, dove Maria lo ha dato alla luce, lo ha avvolto in fasce lo ha deposto nella mangiatoia.

Questo Bambino è Dio venuto a salvare l’uomo dai suoi peccati e da una vita chiusa in se stessa!

Sono sceso per te – ci dice – dalle altezze dei cieli; per amore tuo ho preso questa carne, questa umanità che è la tua; ho vissuto la tua vita e codiviso i tuoi problemi, le tue sofferenze e le tue gioie. L’ho fatto per incontrarti e dirti: Dio, mio Padre, è anche tuo Padre! La tua vita, vissuta nelle circostanze di ogni giorno, con me diventa vita di un figlio di Dio; sentirti Suo figlio e vivere da figlio è la più grande novità: ciò che di più bello tu cerchi e che non sai neppure definire; ciò che tu desideri più di tutto e che, talvolta, chiami “pace”, “serenità”, “felicità”, ma senza poterlo afferrare. Se accetti il mio dono, la tua vita può essere vissuta con un significato pieno, un gusto nuovo, anche quando la faticosa e il dolore bussano alla tua porta. Dio riempie di pace il tuo cuore mai sazio, e ti fa sperimentare la felicità che cerchi come un assetato cerca l’acqua!

Ci chiede, però, la disponibilità a fare dei passi, con il cuore aperto alla ragionevole speranza che ciò che promette è possibile. Passi come quelli dei pastori che durante la notte hanno lasciato le loro greggi ed hanno camminato verso la grotta «dicendosi l’un l’altro: andiamo fino a Betlemme, vediamo l’avvenimento che ci è stato fatto conoscere».

Non erano figurine poetiche questi pastori; erano uomini concreti che la società del tempo relegava al gradino più basso perché ignoravano la Legge – che per Israele era tutto – ed erano spesso ladri e truffatori – anche perché dovevano difendersi quando si recavano in città a commerciare i loro prodotti –; i rabbini – gli intellettuali religiosi – consigliavano di evitarli… E’ ad essi che l’angelo dice: «Vi annuncio una grande gioia: oggi è nato per voi nella città di Davide un Salvatore che è Cristo Signore».

Nella loro problematica situazione di vita, nel peccato che li segna e da cui non sanno come fare a liberarsi, rappresentano l’uomo, tutti noi.  I dottori d’Israele, i farisei e gli scribi sanno interpretare la Legge e, di fronte a Cristo che proclama con chiarezza la Verità, sanno discutere; talvolta il loro stesso tacere sarà una furbesca difesa… Conoscono il gioco delle parole. I pastori no. Il loro peccato e la loro indegnità sono evidenti; e quando trovano uno che dice: Io sono qui per te, aprono un varco per accoglierlo.

Camminarono fino alla grotta…

Giuseppe, lo sposo di Maria, la scelse probabilmente perché era una stalla, con la mangiatoia per gli animali e un po’ di tepore: una scelta delicata, di responsabile amore verso la sua giovane sposa che egli accolse in casa sua – a Nazaret – accogliendo anche quel Figlio misterioso che cresceva nel grembo di Maria.

Quella grotta è un luogo reale, non una finzione, ma assume anche il carattere di immagine eloquente… Scavata nella pietra del monte, è una fenditura, un incavo, un buco: ci fa pensare ai vuoti che segnano la nostra esistenza, alle caverne che  problemi, difficoltà, drammi, incoerenze, peccati scavano nella nostra vita…

Ebbene, Gesù Cristo nasce qui dentro! Il Salvatore dell’uomo è venuto a colmare i nostri vuoti, a immettere una vita nuova nelle crepe della nostra esistenza.

La tragedia non sono i nostri vuoti, ma se essi non accolgono il Salvatore.

E’ questa la poesia, la tenerezza, la bellezza del Natale! Le luci e gli ornamenti delle nostre chiese, la festa umanissima dei doni e del banchetto natalizio nelle nostre case, cantano, con il loro linguaggio, questa bellezza. E’ possibile essere salvati!

A commentare il racconto della nascita del Signore milioni di parole sono state dette e scritte da teologi, sapienti, poeti… Il popolo cristiano il suo stupore e la sua fede li ha espressi, oltre che nei canti e nelle dolci melodie natalizie, nelPresepe, nella semplicità degli umili presepi fatti nelle nostre case e nelle nostre chiese, con Maria e Giuseppe che adorano il Bambino nella grotta, i pastori, le pecorelle, i personaggi che si recano ad adorarlo portando in dono il frutto del loro lavoro, con le case e le montagne, i corsi d’acqua, le piante, gli animali, il cielo, le stelle e tutte le cose che si mettono nel presepe, perché nel presepe entra tutto, e questo mettere tutto è come dire: con la nascita di questo Bambino tutto c’entra, tutto da Lui riceve una nuova, incredibile svolta.

Con il suo candore e il suo umile linguaggio, il Presepe ci dice che il mondo nuovo è iniziato. Lì, a Betlemme, è una realtà piccola piccola alla vista, ma è la cosa più grande che potesse accadere e che è accaduta!

Nel Presepe è contenuta in poco spazio la nostra vita, tutto ciò che viviamo: le gioie e le sofferenze, il lavoro e le fatiche, i sentimenti, l’amore, i desideri, le attese e le nostre realizzazioni: la nostra vita che inizia a trasfigurarsi poiché «è apparsa la grazia di Dio, apportatrice di salvezza per tutti gli uomini».

Il presepe ci mostra l’inizio di questa avventura; ci dice che viviamo sulla terra come all’alba di un grande giorno che sarà pieno nell’aldilà, in Paradiso, ma che è già spuntato; la luce del sole che l’alba ci porta, annuncia che la notte è finita, e siamo nel giorno.

Nell’esistenza di ogni giorno, nelle situazioni e nelle diverse circostanze, Cristo è presente e ci offre la possibilità di vivere tutto in modo diverso. Ha aperto dinanzi a noi un orizzonte nuovo; ci ha messo a disposizione una forza e una luce nuova. E tutto cambia, anche se, all’apparenza, tutto sembra scorrere uguale. Tutto cambia perché ci è donato il senso di tutto: il perché della vita, del dolore, del nostro desiderio mai pienamente soddisfatto, della nostra continua aspirazione a un “di più” che non si calma neppur quando riusciamo a realizzare quel che desideriamo; il senso del lavoro e della fatica, il senso delle nostre stesse gioie… Non siamo più soli con le nostre incoerenze e i peccati che “bucano” la nostra vita, con l’egoismo che chiude il nostro cuore e cerca in vari modi di trovare soddisfazione e giustificazione; non siamo più soli con le nostre inquietudini… Tutto ruota intorno a Lui, il Salvatore, in relazione al quale gli angeli cantano «Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini amati dal Signore».

Cambiano i tempi, ma la possibilità di una vita più umana continua ad essere Lui, il Signore Gesù, nato a Betlemme, morto in croce e risorto per la nostra salvezza.

Abbiamo bisogno che riaccada per noi, in noi, ciò che raccontano le cronache della notte di Greccio, quando san Francesco realizzò per la prima volta il Presepe: «Cristo rinacque e risuscitò nel cuore di molti». Ne ha bisogno ne ha bisogno la Chiesa che cammina con fatica per le strade del mondo; ne ha bisogno la società che vede crescere la sua tristezza già peraltro ben presente; ne hanno bisogno le Autorità. Sullo sfondo della grotta di Betlemme c’è anche l’Imperatore, con il suo ordine di censimento… I potenti del mondo – persone o istituzioni – credono di esser loro a dirigere la storia: è Dio, invece, che la dirige, con il solo fine di offrire a tutti il dono della salvezza.

La povertà della grotta, l’essere deposto sul fieno della mangiatoia, avvolto in panni comuni sono solo il segno visibile della più profonda povertà che il Salvatore sperimenta per amore nostro: la condivisione della nostra natura umana, fino al dramma di provare la morte! Egli, che era Dio e viveva nella gloria del Padre, non trattenne per Sé questa condizione gloriosa, ma «si svuotò», donò Se stesso dentro alla nostra vita. E’ da questa povertà che abbiamo ricevuto la possibilità di diventare, nel Battesimo, figli di Dio, partecipi della vita stessa di Colui che ci ha creati e ci ama. Il problema, allora, non sono i nostri problemi, ma il non lasciarci stringere nell’abbraccio che Egli ci dona affinché tutto possiamo vivere in modo diverso, anche la dolorosa situazione dell’epidemia che ha messo in ginocchio il mondo.

Non abbiamo paura! Alziamo lo sguardo! La candida semplicità del presepe ci dice che viviamo sulla terra come all’alba di un grande giorno che sarà pieno nell’aldilà, in Paradiso, ma che è già spuntato.

Buon Natale, Fratelli e Sorelle nella fede in Cristo!

Buon Natale, Amici che ancora questa fede non condividete!

+ Edoardo, vescovo


Novena del Santo Natale

Predicata dal Vescovo mons. Edoardo Cerrato. Dal 16 al 24 dicembre. Calendario e orari.

Novena del Santo Natale predicata dal Vescovo mons. Edoardo Cerrato.

  • Da mercoledì 26 a sabato 19 dicembre 2020: alle ore 20,30 nella chiesa di San Maurizio
  • Domenica 20 dicembre 2020 alle ore 17,15 in Cattedrale
  • Da lunedì a mercoledì 23 dicembre 2020 alle ore 20,30 nella chiesa di San Maurizio
  • Giovedì 24 dicembre 2020 alle ore 17,30 nella chiesa di San Maurizio


Messaggio per la “Giornata del Seminario” 2020

Ivrea, 10 Dicembre 2020

Carissimi Fratelli e Sorelle,

«Cristo comunica il sacerdozio regale a tutto il popolo dei redenti – canta il Prefazio della Messa Crismale – e con affetto di predilezione sceglie alcuni tra i fratelli che mediante l’imposizione delle mani fa partecipi del suo ministero di salvezza. Tu vuoi che nel suo nome rinnovino il sacrificio redentore, preparino ai tuoi figli la mensa pasquale, e, servi premurosi del tuo popolo, lo nutrano con la tua parola e lo santifichino con i sacramenti. Tu proponi loro come modello il Cristo, perché, donando la vita per te e per i fratelli, si sforzino di conformarsi all’immagine del tuo Figlio, e rendano testimonianza di fedeltà e di amore generoso».

Nell’imminenza della Giornata del Seminario, che celebriamo nella III domenica di Avvento, trovate sul nostro settimanale diocesano l’intervento del Rettore e la testimonianza dei seminaristi della nostra Diocesi.

Da parte mia, solo una parola: quella che, nei messaggi dedicati, di anno in anno, alla “Giornata” e nei quali ho cercato di delineare vari aspetti della vita del Seminario, sempre ho sottolineato: la preghiera e l’impegno delle comunità cristiane ad diventare terreno fecondo al sorgere delle vocazioni.

Pregare perché coloro che Dio chiama siano capaci di una risposta generosa e lieta è importantissimo. «Non potrà mai esserci – ci ricorda il Santo Padre Francesco – né pastorale vocazionale, né missione cristiana senza la preghiera assidua e contemplativa, l’adorazione eucaristica, luogo privilegiato di incontro con Dio. Per implorare dall’alto nuove vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata, chiedo alle comunità parrocchiali, alle associazioni e ai numerosi gruppi di preghiera presenti nella Chiesa: contro la tentazione dello scoraggiamento, continuate a pregare il Signore perché mandi operai nella sua messe».

E’ in quest’ottica che ho chiesto esplicitamente che in tutte le chiese, ogni settimana, vi sia una giornata dedicata alla Adorazione eucaristica.

Ma pregare non è tutto. A far maturare la risposta dei chiamati la comunità cristiana contribuisce testimoniando, nella varietà dei suoi componenti, la freschezza della propria adesione a Cristo, l’umanità vera che fiorisce nell’incontro con Lui; l’attrattiva che promana dalla vita di un prete convinto e contento della bellezza della sua vocazione.

L’impegno della preghiera e quello di crescere come comunità vive e testimoni di vita evangelica dichiarano quanto siamo convinti che «nel servizio ecclesiale del ministero ordinato è Cristo stesso che è presente alla sua Chiesa in quanto Capo del suo corpo, Pastore del suo gregge, Sommo Sacerdote del sacrificio redentore, Maestro di verità” e che “è grazie al Sacerdozio che la missione affidata da Cristo ai suoi Apostoli continua ad essere esercitata nella Chiesa sino alla fine dei tempi» (CCC 1548; 1536).

Chiedo al Signore, per intercessione della S. Madre di Dio e dei nostri santi, che in questi tempi non facili, in cui non mancano i motivi di preoccupazione, nessuno ceda allo sconforto. Non siamo un cantiere in disarmo! Siamo il campo del Signore!

«Una delle tentazioni più serie che soffocano il fervore e l’audacia – scrive il Santo Padre Francesco (“Evangelii gaudium”, 85) – è il senso di sconfitta, che ci trasforma in pessimisti scontenti e disincantati dalla faccia scura. Nessuno può intraprendere una battaglia se in anticipo non confida pienamente nel trionfo… Anche se con la dolorosa consapevolezza delle proprie fragilità, bisogna andare avanti senza darsi per vinti, e ricordare che la forza si manifesta pienamente nella debolezza (2 Cor 12,9)».

Con la più cordiale Benedizione

Vostro, nel Cuore di Cristo Sommo Pastore,

+ Edoardo, vescovo


Al Clero e ai Diaconi della Diocesi

Carissimi Confratelli Sacerdoti e Diaconi,

quanto vi comunico era prevedibile da giorni, ma ora, dopo l’ultimo odierno Dpcm, è anche ufficiale: il “coprifuoco” varrà anche per la sera del 24 dicembre a partire dalle ore 22.
La celebrazione della “S. Messa in nocte” – come già peraltro dichiarato dal Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale Italiana il 2. 12 – dovrà essere collocata in modo da consentire il rientro a casa dei Fedeli “in orario compatibile con il coprifuoco”. “Le liturgie e gli incontri comunitari – continua il comunicato – sono soggetti a una cura particolare e alla prudenza. Questo, però, non deve scoraggiarci: in questi mesi è apparso chiaro come sia possibile celebrare nelle comunità in condizioni di sicurezza, nella piena osservanza delle norme”. Da qui “la certezza che sarà così anche per le celebrazioni del Natale, come peraltro avvenuto finora”. “Tenuto conto delle diverse situazioni sarà cura dei vescovi suggerire ai parroci di ‘orientare’ i fedeli a una presenza ben distribuita, ricordando la ricchezza della liturgia per il Natale che offre diverse possibilità: Messa vespertina nella vigilia, nella notte, dell’aurora e del giorno”.

Con i migliori auguri per le SS. Feste ormai vicine, fraternamente vi saluto.

+ Edoardo, vescovo


Alle Comunità cristiane per l’inizio del nuovo Anno Liturgico

Ivrea, 19 Novembre 2020

La pace del Signore sia con voi, carissimi Fratelli e Sorelle!

Sia con voi anche in questo tempo in cui l’epidemia mette a repentaglio tanti aspetti della nostra vita, incide negativamente sullo stato d’animo di molti e rende più faticoso quell’essere “sempre lieti” (I Tess, 5,16) che è caratteristica del cristiano e nasce e si alimenta dal percepire, in un reale rapporto di comunione con Dio, che siamo amati e possiamo rispondere amando a nostra volta.

1. Domenica prossima, ultima dell’Anno Liturgico, celebreremo la solennità di N. S. Gesù Cristo Re dell’universo volgendo lo sguardo e innalzando il cuore a Colui «per mezzo del quale e in vista del quale tutto è stato creato», e nel quale «tutto sussiste» (cfr. Col, 1,16-17). «Principio della creazione, Egli lo è anche della redenzione. Elevato alla gloria del Padre, ha “il primato su tutte le cose” (Col 1,18), principalmente sulla Chiesa, per mezzo della quale estende il suo regno su tutte le cose» (CCC, 792).

In questa solennità si conclude l’Anno Liturgico di cui Egli, presente e vivo in mezzo a noi, come ci ha promesso, è il centro.

Nel corso l’Anno Liturgico, di tempo in tempo, di festa in festa, la Chiesa, infatti, «ricorda tutto il mistero di Cristo, dall’Incarnazione al giorno della Pentecoste e all’attesa del ritorno del Signore» (Concilio Vaticano II, SC,2): e questo “ricordare” non è un semplice richiamare alla mente; è la “memoria”, il “memoriale”, di cui san Paolo VI diceva: «celebrando i misteri del Signore nello svolgimento dell’Anno liturgico, la Chiesa li rende come presenti affinché i fedeli possano venirne a contatto ed essere ripieni della grazia del Salvatore» (Lett. Apost. Mysterii paschalis).

Ai “misteri” – i fatti principali della vita di Cristo – non ci accostiamo dunque come ad avvenimenti circoscritti al passato. La Liturgia «non è una rappresentazione, ma è Cristo stesso che vive nella Sua Chiesa e prosegue il Suo cammino di immensa misericordia» (Pio XII, Mediator Dei). Lo insegnava, con mirabile sintesi, san Leone Magno: «Quod Redemptoris nostri conspicuum fuit, in sacramenta transivit: ciò che era visibile nel nostro Salvatore è passato nei sacramenti»; e sant’Ambrogio diceva ai suoi fedeli: «Vidimus et nos, sicut maiores nostri, mirabila Dei: anche noi, come quelli che ci hanno preceduto, abbiamo visto le meravigliose azioni salvifiche del nostro Dio»; «In tuis te invenio sacramentis: nei tuoi sacramenti io ti trovo» poteva dire rivolgendosi al Signore.

Il cammino che ci è proposto attraverso i passi dell’Anno Liturgico è, semplicemente, vivere la vita cristiana che si apre ad accogliere – non in astratto, ma nell’essenziale rapporto con Cristo realmente presente – la grazia del Salvatore, la novità che Egli imprime in noi con il Suo agire, la luce della Sua Parola, la capacità di pensare e di agire secondo il Suo insegnamento.

E’ indispensabile, perciò, che il cammino dell’Anno Liturgico plasmi profondamente anche l’itinerario catechistico che si trasforma in poveri tentativi di trasmettere nozioni se rimane ai margini di questa sostanziale esperienza di fede.

2. Dell’Anno Liturgico il primo Tempo – breve ma intenso – è l’Avvento, nel quale risuona l’invito di Gesù: «Fate attenzione, vegliate» (Mc 13,33).

Il rischio, sempre, è di vivere, infatti, senza chiedersi per che cosa davvero si vive.

Non sono le circostanze in cui viviamo a far la differenza, ma se vivo in comunione con Cristo ciò che sono chiamato a fare. La differenza sta nel “cuore” che ci portiamo dentro mentre facciamo ciò che c’è da fare…

L’Avvento ci è dato per ridestare in noi questo “cuore”. Il “dopo” – l’eternità – è già presente in questo “ora” in cui viviamo, come la luce del sole è già presente nel primo chiarore dell’alba!

«Elevare l’anima a Dio», come la Liturgia ci invita a fare, è affrontare da svegli il «compito» della vita per «andare incontro con le buone opere al Cristo che viene», prestando attenzione a che la nostra bussola sia Gesù Cristo con il Suo insegnamento trasmesso dalla Chiesa, e non il mondo che «non conosce Dio» (Gv.15,21) e rifiuta la luce (Gv.3,20).

«Signore, che io non sia confuso» ci fa chiedere la Chiesa sulla soglia di questo tempo liturgico che ci prepara a rivivere, nel Natale, la prima venuta del Salvatore, ma, ugualmente, ad incontrare Lui nel Suo ritorno glorioso alla fine dei tempi, e, per ognuno, alla fine della nostra esistenza terrena: il momento del Giudizio, quando saremo giudicati sull’amore.

Propongo a tutti, in questo Avvento, di meditare, attraverso le pagine del Catechismo della Chiesa Cattolica sulle tre virtù teologali: Fede, Speranza e Carità; e di impegnarsi ad esercitarle nella concretezza delle circostanze.

Propongo di intensificare la preghiera e l’ascolto della Parola di Dio.

Ringraziando di cuore tutti coloro che dalle proprie case si sono uniti in preghiera alle 21 di giovedì 12 e di venerdì 13, nelle feste della Dedicazione della chiesa Cattedrale e dei Ss. Pastori della Chiesa Eporediese, invito a continuare questa comunione orante nel S. Rosario, al termine del quale dalla cappella del Vescovado imparto alla diocesi la Benedizione con il SS. Sacramento: alle 21 di venerdì 27 (antivigilia della I Domenica di Avvento); di lunedì 7 dicembre (vigilia della solennità dell’Immacolata Concezione di Maria); di mercoledì 16 (inizio della Novena di Natale); di mercoledì 23 (antivigilia della Natività di N. Signore). L’intenzione della preghiera è quella che già ho comunicato: chiedere a Dio il Suo aiuto nel tempo difficile che stiamo vivendo e la grazia di un rinnovato slancio di fede, di speranza e di carità.

Aff.mo nel Cuore di Cristo, Fonte di ogni consolazione

Alla Diocesi di Ivrea – Messaggio del Vescovo Edoardo

Ivrea, 11 Novembre 2020

Carissimi Fratelli e Sorelle,

 

facendo seguito alla Lettera che vi ho inviato il 25 ottobre scorso invitandovi a continuare ad innalzare a Dio la preghiera per chiedere aiuto nella presente dolorosa situazione e a partecipare, con le dovute precauzioni anti-contagio, alla S. Messa ed alle celebrazioni liturgiche nelle nostre chiese, desidero oggi proporvi due momenti di preghiera invitandovi a viverli dalle nostre case in comunione spirituale tra noi.

Giovedì 12 novembre, festa della Dedicazione della nostra chiesa Cattedrale, e Venerdì 13, memoria dei Ss. Pastori della Chiesa Eporediese, alle ore 21, nella Cappella del Vescovado, esporrò il SS. Sacramento e mi unirò a voi nella preghiera del S. Rosario. Al termine impartirò a tutta la Diocesi la Benedizione Eucaristica.

Sono certo che molti vorranno unirsi in spirito e in orante comunione.

Aff.mo nel Cuore di Cristo

nostra pace e consolazione


Cordoglio per la scomparsa del prof. Federico Munari

La Curia Vescovile di Ivrea partecipa al lutto della famiglia per la morte del

prof. Federico Munari

già direttore dell’Ufficio diocesano per Ecumenismo ed il Dialogo Interreligioso e si unisce nella preghiera di suffragio.

don Gianmario Cuffia

Vicario Generale

Orari di apertura degli Uffici della Curia

Dal 10 novembre 2020

Gli Uffici della Curia Vescovile di Ivrea a partire dal 10 novembre 2020 e fino a nuova comunicazione saranno accessibili unicamente previo appuntamento telefonico.

0125.641138

Martedì – Mercoledì – Giovedì

ore 9 – 12